La Regione Basilicata pronta con strategie e indirizzi per guidare la ricerca e il trasferimento tecnologico

La Basilicata si prepara a definire le strategie per la prossima programmazione europea 2021-2027, che porterà risorse finanziarie importanti anche nel campo dell’innovazione e della ricerca.
La Regione Basilicata ha una “potenza di fuoco” straordinaria in questo campo, potendo contare su  ENEA a Rotondella,  Agrobios a Metaponto,  Alsia,  Università della Basilicata,  Agenzia Spaziale Italiana,  Telespazio e   E-geos a Matera e poi Fiat a Melfi , Eni e Total in Val d’agri. Senza contare il fatto che la Basilicata è fra le regioni in Italia che ospitano ben due sedi Consiglio Nazionale delle Ricerche, una storica a Tito ed una, recentissima, a Matera.

Dobbiamo darci l’obiettivo, come classe politica, di comprendere come questi Centri di ricerca possano svolgere una funzione per lo sviluppo economico della Basilicata” è la sintesi delle considerazioni espresse dal consigliere Enzo Acito, di Forza Italia, a margine dell’audizione dei rappresentanti del CNR di Tito nell’ambito della IIIa Commissione di qualche giorno fa.

Abbiamo un panorama di Ricerca pubblico/privato con dimensione e concentrazione che neanche nella Silicon Valley e forse neanche in Cina;  questa è nostra competenza, e nostra responsabilità politica: come rilanciare questa competenza presente in Basilicata e trasformarla in ricaduta e sviluppo del territorio, caratterizzato dalla presenza di imprese medio/piccole che vivono tutte la fragilità e la debolezza della struttura della PMI, e che spesso non sono in grado di cogliere le sollecitazioni che una Ricerca a livello nazionale, o internazionale, come fa il Consiglio Nazionale delle Ricerche , è in grado di mettere in campo. C’è un confronto impari, fra una domanda limitata, per effetto della debole struttura delle imprese lucane, ed un’offerta nettamente superiore alle necessità”.

Una risposta concreta è, a mio avviso, legata alla necessità che si faccia rete fra i centri di ricerca meridionali, insieme alle istituzioni, evitando che ci siano delle risposte non verticali,  con ogni regione che decide di rispondere su tutti i temi, perché  la fragilità delle imprese, insieme al quelle di un territorio che ha, come il nostro, meno di 600.000 abitanti, non ci rende competitivi né nell’ambito nazionale né tantomeno  in quello internazionale. Con una strategia comune, meridionale, si può puntare a dare delle risposte alla canalizzazione delle risorse finanziare che verranno stabilite all’interno della prossima programmazione dei fondi comunitari  FESR 2021-2027, sulla ricerca ed innovazione”.

Noi oggi siamo ai margini per la produzione industriale, pur se ospitiamo eccellenze nella ricerca e innovazione, per cui siamo sicuramente poco competitivi rispetto a quello che sta accadendo a livello mondiale.
Lo strumento da applicare, in tempi brevi, è quello di convocare un Consiglio Regionale che sia lo spunto per definire i termini di questa strategia programmatica, per capire come canalizzare le grandissime risorse finanziare che l’Europa mette a disposizione, si parla del 31%, con la programmazione 2021-2027. Lo stesso ministro Provenzano lo ha dichiarato, in una recente visita in Basilicata, che il Sud vince la sua scommessa se fa rete, e aggiungo che è più semplice fare rete patendo dai centri di ricerca come il CNR, che ha un’unica regia nazionale, con tante diramazioni e dipartimenti territoriali
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La politica, dal canto suo, deve mettere in campo una strategia che sappia accogliere, sensibilizzare, comprendere le vere capacità di interazione ed integrazioni del territorio, ed evitare che Piccola e Media Impresa e Innovazione vadano su binari paralleli. I tentativi fatti sinora, in questa direzione, con T3 Innovation, ci sono costati ad oggi, 10 milioni di euro, ma riscontriamo  il  fallimento  della missione di trasferimento tecnologico alle imprese.  Restiamo la Regione col Pil più basso d’Italia, tolta FIAT e Petrolio, e le nostre imprese hanno difficoltà ad internazionalizzarsi”.

“Siamo già in ritardo, per disegnare la prossima programmazione 2021-2027;  dobbiamo farlo subito, il treno della prossima programmazione non deve essere sprecata. La programmazione va fatta attraverso un dibattito in consiglio regionale, di cui ho chiesto la convocazione, che deve  fornire gli indirizzi per un efficace piano strategico che riconosca le linee guida nazionali sul Fesr e che sappia individuare le esigenze territoriali nel settore della Ricerca e dell’Innovazione. L’anello che manca, e questa è la scelta che deve fare la politica oggi, è capire come strutturare il soggetto delegato al trasferimento della conoscenza dalla  Ricerca alle piccole e medie  imprese lucane, e come creare un sistema efficace di connessione fra la domanda e l’offerta di Ricerca ed Innovazione”   

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