Lavori al centro Oli di Viggiano, la CSAIL protesta vivacemente

L’annuncio da parte dell’ENI della fermata del Centro Oli di Viggiano per eseguire i programmi di lavoro previsti da tempo (raddoppio del Centro Oli), ha due coincidenze assai significative, almeno per il “popolo del petrolio” in Val d’Agri: il Kazakistan congelerà ogni ulteriore sviluppo del suo giacimento di gas più promettente se non verranno risolti i contrasti con gli azionisti stranieri del progetto, tra cui il principale è proprio l’Eni; a Sannazzaro, in provincia di Pavia, dove è in funzione un Centro Oli come quello di Viggiano, l’a.d. ENI Scaroni ha presentato un progetto che, attraverso tecnologia innovativa, consentirà da un lato la piena conversione del barile di petrolio in prodotti pregiati come benzine, avio e gasolio, eliminando la produzione di residui come olio combustibile e coke, e dall’altro la massima sicurezza.

“Tutto questo – spiega Filippo Massaro, presidente del CSAIL – riprova che per l’ENI la Basilicata continua ad essere il ‘limone da spremere’ senza incontrare alcuna difficoltà e, col vergognoso consenso politico, incassare il massimo dei profitti. Si pensi infatti che la quota di lavoratori lucani, su un totale 1400, impiegati nei lavori a Viggiano e di imprese della nostra regione (su almeno 60) coinvolte è davvero irrisorio. Ma gli amministratori regionali si guardano bene dall’ interferire nelle attività dell’Eni, come la Confindustria della Basilicata dopo convegni, seminari e conferenze stampa sul Patto di Rete per favorire imprese lucane, preferisce tacere. E’ vero che in Basilicata vincere contro il male diventa sempre più difficile?! Ben altro è l’atteggiamento del governo kazako, che confermando la linea dura per esercitare un maggiore controllo, ha bloccato l’attività dell’ENI sul proprio territorio se l’ENI non sgancia più dollari. Quanto al nuovo progetto che riguarda l’impianto di Sannazzaro, con l’intervento di 300 imprese in grande maggioranza lombarde o comunque del Nord Italia, con le quali è stato messo a punto un ‘sicurometro’ che dovrà spingere i lavoratori all’osservanza delle norme, non riusciamo a capire perché lì sia possibile la piena conversione del barile di petrolio in prodotti pregiati come benzine, avio e gasolio, mentre a Viggiano si continua solo al processo di lavorazione minima necessaria per il trasferimento a Taranto. La differenza è che in provincia di Pavia ci sono più posti di lavoro stabili nell’indotto petrolio, invece da noi, finiti i lavori di adeguamento-ampliamento, anche quelle poche decine di stagionali saranno disoccupati. Una curiosità: ma il nostro Governatore-sceicco De Filippo legge i giornali per conoscere i piani ENI fuori della Basilicata e come si comportano gli amministratori che dal petrolio ottengono il massimo? A meno che l’ufficio stampa di regime furbescamente gli nasconda gli articoli dei giornali su questi fatti”.

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