Leggere la sociologia: Gli studenti al sud hanno pagato di più gli effetti del Covid

Volevo condividere con voi una riflessione che ho fatto dopo la lettura di una ricerca di Save the Children che ha condotto sugli effetti della pandemia sui bambini e sulle classi sociali più disagiate. Emerge che le ricerche sugli effetti della didattica a distanza (Dad) sugli studenti del meridione d’Italia hanno lasciato il segno. Molti giovani studenti hanno abbandonato gli studi e ci si chiede quali effetti avrà tutto ciò per lo sviluppo di questi ragazzi. Da una recente ricerca statistica emergeva che in Italia circa 34mila studenti delle scuole superiori, a causa delle assenze prolungate, hanno alimentato il fenomeno dell’abbandono scolastico, che già nel 2019, prima della pandemia, coinvolgeva un ragazzo su otto che lasciava la scuola solo con la licenza media in tasca. Dal lockdown di primavera c’è stato almeno uno studente che ha smesso completamente di frequentare le lezioni, altri si sono “dispersi”. L’impoverimento che ha travolto molte famiglie in questi mesi ha portato molti adolescenti a lasciare la scuola per andare a ingrossare le fila del lavoro sfruttato. Proprio alla luce di queste evidenze, è fondamentale agire subito con delle forme di “ristoro” educativo a sostegno degli studenti direttamente colpiti dalla crisi, affinché questo temporaneo black out scolastico non impedisca a ragazze e ragazzi di realizzare i loro sogni. È necessario, inoltre, che le risorse del Next Generation (Recovery Found) siano utilizzate proprio per il futuro dei più giovani, con investimenti a lungo termine sull’educazione, vero cardine sul quale poggia lo sviluppo del Paese. Allora ci interroghiamo sulle concrete misure che possono essere adottate per tentare di ridurre il gap tra il sud e il resto del mondo. Il gap storico si è aggravato negli ultimi mesi, soprattutto dal punto di vista della povertà educativa. Considerando quanti giorni sono andati a scuola bambini e ragazzi di alcune città del nord e del sud nell’ultimo anno a causa delle chiusure del Covid, è emerso che bambini e adolescenti del sud hanno pagato un prezzo più pesante degli altri sull’impossibilità di frequentare la scuola in presenza. Nell’ultimo anno infatti, gli studenti del Mezzogiorno hanno avuto la possibilità di frequentare in classe meno della metà del tempo dei loro compagni di Roma, Firenze o Milano. Una disparità tra nord e sud che pesa notevolmente su territori già colpiti duramente dalla povertà educativa. In Italia, sin dall’inizio della crisi sono state rimodulate e potenziate le attività sul territorio per intercettare e rispondere ai bambini e alle loro famiglie messe in difficoltà dalla pandemia. Molte associazioni hanno fornito sostegno materiale alle famiglie, distribuito tablet e connessioni, sostenuto le scuole e fornito supporto psicosociale . Chiaramente questo è insufficiente, è necessario un impegno strategico della politica per colmare questo gap che rischia di diventare sempre più ampio se non si affronta subito il tema delle diseguaglianze sociali e territoriali, le cui conseguenze ricadono sui bambini. Un analogo fenomeno forse ancor più accentuato si pone se mettiamo a confronto i paesi ricchi e quelli poveri del mondo. Questo squilibrio si sta manifestando in forma acuta in relazione alla proprietà e all’ uso dei vaccini. Da quando è stata dichiarata la pandemia globale, a febbraio del 2020, s i stima che siano stati persi 112 miliardi di giorni di scuola. I bambini più poveri sono stati maggiormente colpiti e che hanno subito le forti conseguenze della pandemia sulla loro istruzione e il loro futuro. Stiamo vivendo la più grande emergenza educativa mai vissuta, che sta ampliando il divario tra i Paesi diversi e all’interno degli stessi Stati. Una situazione che, in molte aree del pianeta sta diventando ingestibile. I più piccoli stanno pagando un prezzo altissimo in questa crisi. Inoltre, in molte zone, oltre alla perdita di apprendimento, non andare a scuola significa essere esposti a un rischio maggiore di lavoro minorile, matrimoni precoci e altre forme di abuso. Il rischio di essere intrappolati in un ciclo di povertà è nettamente maggiore. L’impatto irreversibile che si rischia di avere sulla vita di milioni di bambini può essere fermato solo grazie all’intervento dei donatori e degli stati. Il G20 ospitato dall’Italia nella città di Matera, già capitale europea della cultura, è un’occasione per rimettere al centro dell’agenda dei grandi della terra la necessità di politiche mirate al sostegno e allo sviluppo dei paesi più poveri. Auspichiamo infatti la sospensione o riduzione del debito dei paesi poveri, o quantomeno il prolungarsi della sospensione fino alla fine del 2022.
 
                                                                                                                                                Antonella Minardi

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