Leggere l’antropologia: Il pesce d’aprile

Il riso è di origine diabolica o divina? Ha un suo ritualismo oppure è eccentrica esplosione di “entusiasmo” (che significava nella lingua greca il “dio dentro”). Per avvicinarci alle verità che sono dietro il mistero del riso, andiamo a ritroso nel tempo, alla ricerca delle radici perdute di un rito: il pesce d’aprile. Gli antenati mitologici, folkloristici e letterari di questa simpatica usanza risalgono a tempi antichissimi. Cominciano dalle cronache rosa-nere del mito greco fino al rituale folklorico primaverile diffuso in Egitto. Ma è forse nella letteratura dei Latini che viene anticipato, in forme simili alle nostre, il pesce d’aprile. Come si è arrivati all’attuale usanza legata al primo aprile? C’è chi la fa risalire all’abitudine che si aveva a Firenze di mandare i sempliciotti a comprare in un certo posto un tipo di pesce che esisteva solo in forma di disegno. E c’è chi lo riporta al costume marinaro di mandare a pesca gli inesperti il primo aprile, proprio quando i pesci sono sul fondo per depositare le uova. Per non parlare poi di un famoso pesce d’aprile del Marchese del Grillo, il quale fece credere ad un povero carbonaio, come al solito ubriaco, di essere lui il vero Marchese: al risveglio lo attendevano però il mattarello della moglie e la truce realtà quotidiana. Oggi, la situazione è diversa. In questa nostra società che non sa ridere (e forse non sa neanche piangere), ma che conosce la beffa delle tante disfunzioni, una profezia si è avverata: il dio Riso, collettivo e liberatorio, è morto. Ed è stato anche imbalsamato nel sarcofago del piccolo schermo, dove magari si celebra, in forma smitizzante e bassa, il rito del pesce d’aprile attraverso frizzi e lazzi, spesso di bassa fattura.
Antonella Minardi

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