Lettera aperta alle più alte cariche dello Stato, della Regione e del Comune di Taranto

Presidente della Repubblica italiana,
Presidente del Consiglio e signori Ministri,
Presidente del Senato e signori Senatori,
Presidente della Camera e signori Deputati,
Presidente della Regione Puglia,
Sindaco di Taranto,

Ambra aveva sette anni e ancora qualche regalo da aprire prima di lasciare qui il suo corpo privo di respiro. Era figlia di disoccupati. Era figlia di Taranto, la città che ogni maledetto giorno, da cinquanta anni a questa parte, piange la scomparsa di cittadini, senza distinzione di sesso, età e ceto sociale, per interessi di pochi supportati dalla devastante applicazione della politica da parte di uomini e donne che dovrebbero chinare il capo davanti all’ennesimo, ingiustificabile lutto che ha colpito un’intera comunità.
Dovreste essere voi, signori con le più alte cariche che la democrazia prevede, a chinare il capo, oppressi da quel senso di vergogna che martella il cervello senza tregua.
Voi che, tornando a casa, accarezzate i vostri figli e i vostri nipoti immaginando di lavorare per il loro futuro.
Voi che, pur di non decidere, decidete che un’industria altamente inquinante debba essere venduta.
Voi che, pur di venderla, stendete tappeti rossi cosparsi di petali di immunità penale ai piedi dei nuovi acquirenti, ancora più violenti e menefreghisti dei precedenti.
Voi che dopo il danno elargite beffe a piene mani, disinteressandovi totalmente alla salute di cittadini dello Stato italiano.
Voi che, per non pagare, pagate il prossimo acquirente con l’accettazione di piani di esubero assolutamente inaccettabili, mortificando ancora di più un popolo che soffre per una già altissima ed insostenibile percentuale di disoccupazione.
Voi che con la vostra presunzione continuate a ferire un territorio talmente bello da togliere il fiato, negando uno sviluppo compatibile.
A voi, che avreste potuto cambiare il corso della storia e non avete voluto farlo, chiediamo se avete una coscienza, sicuri che mentirete ancora rispondendo “sì”.
Ambra aveva sette anni e ancora tanti regali da aprire.

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