Lettera del Vescovo della diocesi di Tricarico per le prossime elezioni amministrative a Tricarico

In occasione delle elezioni amministrative del 2018, che si svolgeranno anche a Tricarico, il vescovo della Diocesi di Tricarico, monsignor Giovanni Intini, ha scritto una lettera indirizzata a tutta la comunità diocesana per dare indicazioni ai fedeli delle comunità parrocchiali che vogliono impegnarsi in campo politico.
LETTERA AI FRATELLI E ALLE SORELLE DELLA CHIESA DI TRICARICO
La premura verso la città dell’uomo e il bene comune sta a cuore anche alla comunità cristiana. Infatti, secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano II, non c’è niente di genuinamente umano che non trovi posto nel cuore dei discepoli di Cristo. Dunque l’attenzione alla cosa pubblica coinvolge anche i credenti in Gesù che, consapevoli della necessità di dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio, desiderano offrire il loro contributo di cittadini alla costruzione della città dell’uomo. Nasce, così, la decisione di alcuni membri delle nostre comunità parrocchiali di impegnarsi direttamente in politica, candidandosi per il sevizio in questa forma esigente di carità.
Ben venga l’impegno dei nostri laici cristiani adulti nel servizio amministrativo della cosa pubblica, come segno di una crescita umana e cristiana che diventa testimonianza e responsabilità per il bene comune. Tuttavia, conviene fare attenzione a un fenomeno che spesso si verifica nei nostri paesi in occasione delle elezioni amministrative, quando le candidature di membri delle comunità parrocchiali, in opposti schieramenti politici, finiscono per dividere le comunità parrocchiali e trascinarle nella contesa, con grave danno per la vita stessa delle comunità cristiane e il sevizio formativo, caritativo e di testimonianza. Una campagna elettorale è, per sua natura, competizione tra diverse opzioni e schieramenti politici contrapposti ma la comunità cristiana non è schierata da una parte contro l’altra poiché, per sua natura, essa è al di sopra delle parti, come grembo materno pronto ad accogliere tutti, dialogare con tutti e tutti soccorrere nel momento del bisogno. La comunità cristiana svolge sempre, ogni giorno, “una attività politica alta” perché, con il vangelo nel cuore, si prende cura della città dell’uomo ma non fa mai campagna elettorale in favore di nessuno; educa i fedeli laici adulti per una maturità umana e cristiana, lasciando al loro discernimento la decisione di impegnarsi nell’opzione politica che ritengono più a servizio del bene comune, secondo gli insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa. Perciò è opportuno che i laici delle nostre comunità parrocchiali, che desiderano offrire la loro testimonianza nell’ambito politico e decidono di candidarsi, lascino gli incarichi o i ruoli che ricoprono nella comunità parrocchiale o diocesana per poter partecipare liberamente alla competizione elettorale, senza pregiudicare il cammino ordinario delle stesse; in caso di mancata elezione, potranno ritornare al loro servizio parrocchiale o diocesano, arricchiti dall’esperienza fatta. Nel caso di elezione, potranno svolgere il nuovo compito come forma di testimonianza cristiana extra parrocchiale o diocesana, poiché anche questo compito, se svolto con competenza, onestà e spirito di servizio, è una bella testimonianza di fede. A questo proposito, intendo rivolgere a quei fratelli e sorelle che desiderano impegnarsi nella politica l’invito a un serio e responsabile discernimento. A volte si ha l’impressione che le nostre comunità cristiane siano considerate quasi come oasi protette, dove poter pescare persone che sono portatrici di valori sani, da poter candidare solo con l’intento di portare voti ma che, dopo, saranno semplicemente “signori o signore sì” che dovranno avallare decisioni prese altrove, senza poter esprimere il proprio parere ma soprattutto costretti a scendere a compromessi con la propria coscienza e la propria fede.
Questa diventerebbe una contro testimonianza e non vi renderebbe cittadini degni del vangelo. Le nostre comunità cristiane devono formare laici adulti e maturi, capaci anche di decidere l’opzione dell’impegno politico amministrativo ma laici, uomini e donne, liberi, responsabili e fedeli a Gesù Cristo, capaci di fare della loro coscienza un vero e proprio laboratorio di santità. A questo proposito, a tutti desidero offrire la lungimirante riflessione di don Primo Mazzolari, datata 1949 ma attualissima ancora oggi. Scrive don Mazzolari: “Direte che non c’è un alto in politica e che, se mai, vale quanto la destra, la sinistra, il centro. Nominalismo mistico in luogo di un nominalismo politico: elemento di confusione non di soluzione. È vero che una nuova strada non cambia nulla se l’uomo non si muove con qualche cosa di nuovo e che un paese può andare verso qualsiasi punto cardinale e rimanere qual è. Ma se gli italiani fossero d’accordo su questo fatto, la fiducia della toponomastica parlamentare sarebbe felicemente superata. Fa comodo ai neghittosi credersi arrivati per il solo fatto di muoversi da destra invece che da sinistra. Sapere la strada o aver imbroccato la strada giusta non vuol dire camminarla bene o aver raggiunto la meta. Il fariseismo rivive in tanti modi e temo che questo sia uno dei più attuali. La giustizia è a sinistra, la libertà al centro, la ragione a destra. E nessuno chiede più niente a se stesso e incolpa gli altri di tutto ciò che manca, attribuendosi la paternità di ogni cosa buona. Non dico che siano sbagliate le strade che partono da destra o da sinistra o dal centro: dico solo che non conducono, perché sono state cancellate come strade e scambiate per punti di arrivo e di possesso. La sinistra è la giustizia, la destra è la ragione, il centro la libertà. E siamo così sicuri delle nostre equazioni, che nessuno s’accorge che c’è gente che scrive con la sinistra e mangia con la destra; che in piazza fa il sinistro e in affari si comporta come destro; che l’egoismo di sinistra è altrettanto lurido di quello di centro, per cui, destra, sinistra e centro possono divenire tre maniere di “fregare” allo stesso modo il Paese, la Giustizia, la Libertà, la Pace. L’alto cosa sarebbe allora? Una destra pulita, una sinistra pulita, un centro pulito, in virtù di uno sforzo di elevazione e di purificazione personale che non ha nulla a che vedere con la tessera.
Come ieri per la salvezza non contava il circonciso né l’incirconciso, così oggi non conta l’uomo di destra né l’uomo di sinistra, ma solo la nuova creatura: la quale lentamente e faticosamente sale una strada segnata dalle impronte di Colui, che arrivati in alto, si lascia inchiodare sulla Croce a braccia spalancate per dar la sua mano forata a tutti gli uomini e costruire il vero arco della Pace”. Con questa riflessione accorata e saggia di don Primo Mazzolari, voglio auspicare e augurare a coloro che decideranno di dedicarsi all’impegno politico di farlo come “creature nuove”, sull’esempio di Colui che regnò dalla croce, servendo e non servendosi dei fratelli, fino al dono totale di stesso. Saluto tutti con affetto fraterno.
Il vostro vescovo
Giovanni

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