Liste d’attesa: il modello privatistico dell’Asl Taranto

L’Asl di Taranto, impegnata da circa un anno è mezzo a tagliare il servizio sanitario pubblico in ogni modo, con le chiusure degli ospedali e degli ambulatori, incapace di adottare misure per la riduzione delle liste di attesa, con le risorse pubbliche, ha deciso di acquistare dai privati prestazioni sanitarie per gli ultimi due mesi del 2018, per un importo di circa 341mila euro. Una decisione presa perché le liste di attesa del servizio pubblico, risultano essere eccessivamente lunghe.
Questi fondi serviranno per prestazioni diagnostico strumentali (250mila euro), per prestazioni di medicina specialistica esterna (64mila euro) e per prestazioni di fisiokinesiterapia (27mila euro). Si va, quindi, dalle visite cardiologiche, a risonanze magnetiche, Tac, visite neurologiche, test cardiovascolari, esami dell’occhio, colonscopie, elettromiografie, diabetologia, esofagogastroduodenoscopie.
Intanto, mentre il direttore generale dell’Asl di Taranto, Stefano Rossi, dirotta fondi pubblici verso il privato: i medici ospedalieri intramoenia continuano a fare visite private (quindi a pagamento) negli ospedali pubblici; le cliniche private ioniche accreditate (quindi finanziate da fondi pubblici) continuano essere escluse dallo svolgere qualunque servizio di pronto soccorso; la proposta di legge regionale per la “Riduzione delle liste di attesa delle visite mediche contenendo quelle private in ospedale (cosiddetta intramoenia)” (legge Amati ed altri), continua ad essere rinviata da un anno.
Quindi, gli ospedali e gli ambulatori pubblici ionici vengono ridimensionati e in alcuni casi chiusi; le liste di attesa delle prestazioni sanitarie pubbliche restano lunghe e disattese; e invece di intervenire sulla struttura pubblica, si lascia intatta l’intramoenia e si continuano a spostare fondi pubblici in favore della sanità privata (che costa già all’Asl ionica 68milioni di euro annui per 8 cliniche) a supplenza del servizio pubblico.
Se, ad esempio, come accade, un cittadino richiede un esame Urodinamico invasivo presso il Cup e gli viene prenotato a distanza di undici mesi presso un ambulatorio ospedaliero ionico, questo cittadino cosa fa? Può decidere di accorciare l’attesa con una visita a pagamento intramoenia, cercare una “elezione” a pagamento presso una clinica privata oppure (e che Dio gliela mandi buona) aspettare gli undici mesi.
La sanità pubblica non può funzionare in questa maniera! Le liste d’attesa rappresentano una cartina di tornasole che rendono chiaro il funzionamento della sanità pubblica, ovvero i livelli essenziali di assistenza (LEA), cioè il funzionamento degli ospedali, degli ambulatori, dei PTA, ecc. Questa situazione richiama la necessità che la Regione Puglia, adeguandosi al dettato statale, adotti la legge di intervento per la riduzione delle liste d’attesa. Inoltre, si rende necessario la revisione del Piano di Riordino Ospedaliero regionale per l’Asl Taranto, applicando rigorosamente il DM70/2015.

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