L’Italia tutta “Arancione” spacca le Regioni. Oggi altra conferenza delle Regioni e domani Consiglio dei Ministri

Governatori spaccati nella lotta al Covid e sull’ipotesi di una zona arancione in tutta Italia, ma uniti nel chiedere una svolta netta e chiara al Governo Draghi. La Conferenza delle Regioni convocata per le 17 dal governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, è durata cira due ore (“Serve un cambio di passo. La priorità adesso è la campagna vaccinale, va a rilento”). Sul tavolo il sistema basato sulla suddivisione in zone colorate (bianca, gialla, arancione e rossa) dell’Italia. Proprio le regioni sono in pressing per una revisione del sistema a colori con gli stop and go (l’ultimo dei quali riguarda da domani domenica 21 febbraio Emilia Romagna, Campania e Molise) che impongono cambiamenti difficili da metabolizzare per cittadini e categorie economiche (esempio su tutti bar e ristoranti aperti in zona gialla ma chiusi in zona arancione). Nel mirino anche la nuova riduzione delle dosi dei vaccini annunciata da Astrazeneca, mossa che ha ormai esasperato i governatori. “Draghi si faccia sentire in Europa”, chiede il presidente lombardo Attilio Fontana. E tra le prime grane del premier ci sarà proprio quella legata alla pandemia: ecco le voci delle regioni, al presidente del Consiglio e ai suoi ministri (Speranza in primis) il delicato compito di trovare una sintesi. Già lunedì, nel Cdm convocato per le 9:30, potrebbe esserci la prima decisione importante, con la proroga (o meno) del divieto di spostamenti tra regioni in scadenza. Sul tavolo il “decreto legge” con le “ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica”.

Stop spostamenti tra Regioni fino al 31 marzo

Il governo starebbe valutando di prorogare lo stop agli spostamenti tra Regioni fino al 31 marzo. Quindi non al 5 marzo, quando sarebbero scadute anche le altre misure anti-Covid, come si era ipotizzato in questi giorni. Nelle riunioni a Palazzo Chigi si è parlato di prorogare lo stop agli spostamenti, indipendentemente dall’area di rischio, fino al 31 marzo. Questa sarebbe, secondo fonti di governo, la linea nel Cdm in programma lunedì mattina alle 9.30.

La richieste delle regioni

Alcuni governatori chiedono una possibile revisione dei criteri che attualmente sovrintendono all’assegnazione delle regioni nelle singole zone. E c’è da dire al proposito che recentemente è stato rivisto abbassato il coefficiente Rt per andare in zona arancione o rossa. Questo dovuto anche all’impatto negativo che hanno sulla curva dei contagi le varianti del virus. A riunione terminata, resta la divisione tra i governatori. Si attende di capire se la proposta di rivedere i criteri (magari in senso più restrittivo) per rendere più difficile ad esempio il passaggio in zona gialla, diventerà unanime. Si è visto infatti che il passaggio in zona gialla in molti territori ha significato un aumento dei contagi.

Ma c’è chi va controcorrente, come il governatore ligure Giovanni Toti che propone di istituire “una zona gialla nazionale”, che preveda “maggiori riaperture come ad esempio sport, palestre e piscine, spettacolo, consentire ai ristoranti di scegliere se aprire a pranzo o a cena, per dare a tutti l’opportunità di lavorare”. Per Toti bisogna estendere i passaggi di colore “soprattutto a livello provinciale e comunale”. Le chiusure localizzate, insomma. Massimiliano Fedriga, governatore friulano, chiede di rivedere “l’elenco delle attività produttive a rischio”: chi non può riprendere, ragiona, va indennizzato, gli altri devono “riaprire in sicurezza”.

Zona arancione e sport: ecco quando posso uscire dal Comune

Dalla Toscana, Eugenio Giani, invoca criteri “più oggettivi”. E spiega: “Io per primo vado a vedere le tabelline dei contagi, e vedo che stamani noi ne abbiamo 950, ma la Lombardia ne ha 3700: perché la Lombardia è zona gialla e noi restiamo in arancione? Io un po’ me lo domando, quindi io vorrei che questi dati fossero quelli a cui ci si riferisce: i contagi, le terapie intensive, i posti Covid occupati negli ospedali, perché il criterio sia chiaro, trasparente al cittadino come al presidente. Se non appare chiaro al presidente, vi immaginate al cittadino?”.

Zona arancione in tutta Italia

Ma altre regioni appoggiano una strategia più radicale, ovvero quella quella di istituire una zona unica arancione in tutt’Italia per qualche tempo in modo tale da abbassare la curva del contagio che invece negli ultimi giorni registra dati poco incoraggianti (qui il bollettino di oggi). La richiesta di restrizioni omogenee su tutto il territorio nazionale viene da più regioni. Se n’è fatto interprete per primo proprio Bonaccini che ha chiesto se non valga la pena stabilire regole più restrittive per tutti almeno per un certo perido di tempo. E il suo assessore alla Sanità, Raffaele Donini parla di “fallimento del sistema dei colori”. Con Bonaccini ci sarebbero la Lombardia (Fontana), la Toscana (Giani) e la Campania (De Luca).  Morale: i governatori sono spaccati. Contro l’Italia tutta arancione la Lega, con Matteo Salvini che oggi ha detto la sua chiedendo interventi “rapidi e circoscritti” nelle zone più a rischio, senza gettare “nel panico l’intero Paese”. 

Tutte le regioni, però, concordano sulla necessità di un cambio di passo sulle regole e una comunicazione tempestiva di quelle che saranno le decisioni, nel merito, del nuovo Governo Draghi.

Bonaccini: “Cambio di passo in vaccinazioni”

Il presidente Stefano Bonaccini al termine della Conferenza delle Regioni ha detto: “Lavoro comune e intesa fra tutte le Regioni, che nelle prossime ore presenteranno al Governo una piattaforma di proposte in vista del prossimo Dpcm, nella convinzione che occorra un deciso cambio di passo nella campagna vaccinale e per la ripresa economica. Anche per questo abbiamo chiesto al Governo un incontro urgente”. E ha proseguito: “La priorità adesso è la campagna vaccinale. Sta andando a rilento. E questo non per disguidi organizzativi, per carenza di personale o indisponibilità della popolazione. Il problema è nell’approvvigionamento. Per questo chiediamo al Governo di intraprendere ogni sforzo per reperire più dosi. Le Regioni sono a disposizione nelle forme e nei modi utili e possibili, a partire dal coinvolgimento diretto di aziende e filiere nazionali”.

“Oggi abbiamo anche affrontato tutte le questioni che riguardano la revisione dell’attuale sistema di regole che definisce l’entrata e l’uscita dalle diverse zone. E’ necessaria una revisione ed una semplificazione con la contestuale revisione dei criteri e dei parametri di classificazione. Serve un respiro più lungo ed un’analisi approfondita dei luoghi e delle attività, anche in base ai dati di rischio già accertati. Non solo. Occorre che le misure siano conosciute con congruo anticipo e tempestività dai cittadini e dalle imprese”. Infine conclude: “Tutte le Regioni hanno poi richiesto che per i provvedimenti che introducono restrizioni particolari per singoli territori si attivino anche contestualmente gli indennizzi per le categorie coinvolte. E a questo scopo è anche necessario che i provvedimenti restrittivi regionali siano adottati con l’intesa del ministro della Salute”.

(Fonte Quotidiano.net)

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