Mara Carfagna a Corato: «L’impegno per il Sud e le pari opportunità»

Il Mezzogiorno è stato uno dei cinque punti programmatici – ha esordito il ministro – del discorso del presidente Berlusconi in Parlamento. Questo Governo ha fatto molto per il Sud, a partire dal problema dei rifiuti discusso a Napoli durante il primo Consiglio dei Ministri dopo le elezioni del 2008.»

Grande attenzione è stata poi rivolta alla donna e alle difficoltà che incontra soprattutto in ambito occupazionale: «In primis vorrei circoscrivere  la legge 215 (quella che prevede finanziamenti agevolati per le donne intenzionate ad aprire attività d’impresa,ndr) esclusivamente qui al Sud, per aiutare l’universo femminile ad entrare più facilmente nel mondo del lavoro. Ho investito gran parte del budget a disposizione del Ministero per aiutare le donne a bilanciare il loro essere madri e lavoratrici allo stesso tempo. Puntiamo molto anche al telelavoro, al potenziamento del part time ed alla costruzione di asili nido nelle Pubbliche Amministrazioni. Gli squilibri tuttavia sono evidenti, soprattutto in politica, in cui si ritiene che la donna sia inadeguata e debba sempre dimostrare qualcosa. La società italiana è ancora fortemente maschilista.» Ed in merito alla legge sullo stalking, il Ministro ha dichiarato:  «E’ un provvedimento fiore all’occhiello di questo Governo. L’introduzione del reato di stalking rende certa la pena per i molestatori e più sicure le vittime, costituite nell’80-85% dei casi da donne. Oggi le denunce per molestie varie arrivano senza più timore.» In chiusura, un accenno ai recenti sviluppi politici legati alla rottura tra il Pdl e i finiani con la conseguente nascita del gruppo parlamentare di Futuro e Libertà: «E’ una contrapposizione che non ho mai capito. Forse non si è avuta la pazienza che il Pdl si rodasse dopo la fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale. In ogni caso è stata un’azione irresponsabile, avrebbe dovuto prevalere la consapevolezza di essere parte di un grande progetto politico. Non ho condiviso – ha concluso il ministro Carfagna – l’espulsione però era inevitabile perché quella di Fini e seguaci non era un semplice dissenso ma un’azione che metteva in secondo piano l’attività del Governo. Il paese non deve essere costretto ad andare alle elezioni perché ha bisogno di stabilità.»

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