Marconia, Gianpiero Provenzano a ‘tutto campo’

Gianpiero Provenzano a tutto campo: “Giocherò un’altra stagione, intanto eccovi i miei primi 38 anni. Quattro punti dalla coppia di testa? Tanti, ma non si sa mai: l’importante è stare lì attaccati”. Nel 2013 Provenzano compie due età fra le più significative nell’esistenza di un uomo e, nel suo caso, di calciatore: 39 anni di vita e anche 2 anni di Atletico Marconia. Certo, il numero 2 fa pensare a qualcosina di scarno, di esiguo, ma se dovesse pensarsi al fatto che proprio lui fu il primo firmatario del parco giocatori, bhe allora vien da pensare che lui è uno di quelli, anzi, lui è quello che c’è sempre stato. Comunque vada, per il bomber il 2013 non sarà un anno qualsiasi. Trentanove anni e non sentirli: che età è, e come la immaginava quando era più giovane? Quando mai avrebbe immaginato di tornare protagonista con una squadra giovanissima, di cui lei è il faro? “Ho iniziato da poco a provare a immaginarla e credo che sarà un momento stupendo: ho una bellissima donna, magari diventerà mia moglie prossimamente, sarò felice per questo. La mia vita comincerà a prendere una piega ben precisa e, nonostante queste belle cose, continuerò a giocare nell’Atletico”. Dunque è già deciso: giocherà un altro anno? “È la mia intenzione e credo sia anche quella dirigenziale: tutto va in questa direzione”. Quando ha deciso? “Non è stata una cosa di un giorno, ma è successo nel periodo in cui mi è stato proposto di vestire già per la stagione prossima, la maglia del mio paese. Mi veniva da chiedermi spesso: “Ma perché non continuare, se pensi di poter dare ancora una mano a prescindere da quanto giochi?”. Non sono troppi 39 anni per giocare ancora? “Sono tanti ma non troppi, se ti senti ancora bene e ancora utile”. Dunque la famosa targhetta di ossequi e ringraziamenti, di quelle che si appendono nella stanza o si mettono in bella vista in salotto, non servirà prima del 2014? “Non esisterà alcuna targhetta. Qualunque cosa farò poi, dopo il mio ritiro, la farò nella direzione precisa di stare il più vicino possibile alla squadra e poi magari rappresentare la società in appuntamenti particolari. Tanto con Antonio Barbalinardo non c’è pericolo di pestarsi i piedi. Quando lui dirà stop, chiederò io di poter allenare”. Che rapporto ha con “Malatesta”? Vi parlate? “Tanto, tantissimo, almeno una volta al giorno. Parliamo di tutto, di come procedere agli allenamenti settimanali, di come impostare formazioni e approcci al match. Antonio era un amico già da ben prima che arrivasse a guidare l’Atletico: rispetto a Morgante, è un allenatore con cui mi sono confrontato di più, anche se succedeva spesso anche con Morgante ci fosse comunque un rapporto altrettanto stretto, pur se non fondato su un dialogo tanto costante”. Chiudiamo col mercato: Gatto è un buon rinforzo per l’attacco? “Una punta intelligente, soprattutto quando va in profondità. E poi conosce bene questa tipologia di calcio: è l’alternativa che ci serviva, perché di attaccanti veloci ne abbiamo pochi”.

Cristian Camardo

 

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