Obiettivo Basilicata 2012, i punti principali del programma

Le royalty sul petrolio che si dividono Regione e Comuni della Basilicata ammontano al 7 per cento del valore del greggio (e un altro 3 per cento va allo Stato) ma la ricchezza estratta dal sottosuolo lucano arricchisce in maniera più sostanziale le casse erariali, sfiorando il 40% (esattamente 38,89) del valore totale dell’oro nero. Il dato, che emerge da uno studio dello Studio Wood Mackenzie effettuato per il Ministero dello Sviluppo Economico, testimonia come dal contributo energetico che la Basilicata fornisce al Paese lo Stato ricavi non solo un vantaggio strategico, ma anche notevoli contropartite economiche che la Basilicata chiede ora di reinvestire, almeno in parte, sul suo territorio per infrastrutture, sviluppo e occupazione. La questione, insomma, è quella di un’allocazione delle risorse. La Basilicata, per la prima volta a livello mondiale, ha ottenuto che la negoziazione del ristoro per le attività estrattive avvenisse con una Regione (in tutto il mondo le Compagnie negoziano con gli Stati) ma, come si evince dai dati, la partita più rilevante resta tra Stato e compagnie. Per questo, per un verso, la Regione chiede agli operatori petroliferi di investire sulla Basilicata, anche portando attività produttive ad alto contenuto occupazionale, a differenza di quelle direttamente legate al petrolio, ma per il resto vede come indispensabile anche un percorso di confronto con lo Stato perché riversi sul territorio lucano buona parte del gettito ottenuto grazie al greggio estratto qui. E la percentuale totale di “beneficio” potrebbe essere ben diversa da quel 7% da molti, erroneamente, considerato l’unica parte di ricchezza per il sistema pubblico prodotto dalle attività estrattive. La Basilicata gioca una partita importante nel sistema energetico del Mezzogiorno, ma svolge altresì un ruolo rilevante per l’intero Paese, coprendo oggi il 6 per cento del fabbisogno nazionale, che si presume di incrementare al 10 per cento nel 2015.

Il territorio lucano, infatti, garantisce oltre l’80 per cento dell’estrazione nazionale di petrolio.

Un flusso di greggio ottenuto dal più grande giacimento petrolifero dell’Europa continentale, quello della Val d’Agri, al quale nel 2015 dovrebbero aggiungersi i sette nuovi pozzi di Tempa Rossa nell’alta Valle del Sauro.

In Basilicata si registrano due gruppi di concessioni estrattive: l’Eni- Agip, con il Progetto Trend 1 in Val d’Agri, e un secondo gruppo intestato a Total con il Progetto Tempa Rossa.

Oggi però la Regione Basilicata ha chiesto di più al petrolio. In termini di sviluppo, crescita, occupazione e rispetto ambientale. La Regione, accanto alle esigenze locali e nazionali in materia energetica, ha inteso governare il processo di estrazione petrolifera, garantendo che ai benefici per l’economia nazionale corrispondano opportunità per il sistema produttivo, i lavoratori e lo sviluppo lucano, Ed ha chiesto, ottenendolo, il riconoscimento da parte del Governo del ruolo di servizio che la Basilicata ha nei confronti dell’intero Paese.

Un punto fermo è stato messo con la firma il 29 aprile del Memorandum d’Intesa Stato-Regione. Si tratta di un primo risultato frutto dell’impegno congiunto e convergente di tutti i rappresentanti istituzionali lucani, ciascuno nelle proprie competenze e nelle diverse posizioni politiche. Un lavoro, che ha visto in prima persona impegnato il presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo.

Ambiente, infrastrutture, occupazione, energia. Sono gli assi portanti del Memorandum. A fronte dell’apporto della Basilicata alla bolletta energetica del Paese, la contropartita per il territorio lucano devono essere lo sviluppo e la competitività del sistema produttivo. Al Governo la Basilicata ha chiesto politiche aggiuntive di sviluppo industriale, che producano occupazione promuovendo nuove iniziative in campo ambientale, turistico e industriale, incrementino le infrastrutture attraverso la connessione con i nodi delle reti nazionali della mobilità e generino investimenti in ricerca e innovazione connesse alla ricerca e coltivazione delle fonti fossili.

L’intesa sarà attuata mediante l’implementazione di specifiche linee d’azione:

– realizzare un Distretto energetico in Basilicata, puntando essenzialmente sull’innovazione;

– garantire le iniziative di corretta informazione e di sensibilizzazione pubblica sul ruolo delle attività energetiche e geominerarie nel Paese;

– attivare i programmi di prevenzione e sicurezza sul territorio, rigenerazione urbana e ambientale e di miglioramento della qualità della vita;

– realizzare infrastrutture industriali ed energetiche ad alto contenuto innovativo e ambientalmente compatibili;

– assicurare condizioni e procedure coordinate per la ricerca e lo sfruttamento sostenibile delle risorse energetiche;

– raccordare e stabilire la cooperazione tra le strutture tecniche e amministrative centrali e quelle regionali e sviluppare programmi di ricerca scientifica;

– costituire reti di impresa per lo sviluppo di tecnologie innovative e a basso impatto ambientale per l’estrazione e lo sfruttamento sostenibile delle risorse energetiche;

– realizzare un Centro di Studi Europeo sull’Energia e sulla Sicurezza Energetica;

– promuovere e sviluppare rapporti tra le Università per la creazione di corsi di laurea specifici e di alta formazione;

– creare una Scuola Superiore di Formazione sull’Energia per la formazione di quadri e di tecnici giuridico-amministrativi, economico-finanziari e industriali nel campo dell’energia e più in generale nei settori dell’edilizia ecosostenibile, della rigenerazione urbana e rurale, del rischio sismico e idrogeologico, della protezione ambientale e geologica e della certificazione di qualità”.

La Regione ha messo in campo tutte le azioni possibili in favore delle aziende del Metapontino danneggiate dall’alluvione del 1 marzo scorso. A quasi cinque mesi, però, manca l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri che indica le modalità di attuazione del dichiarato stato di calamità. Condizione essenziale per la rilevazione dei danni e la concessione di aiuti legati al riconoscimento di una percentuale del danno. In autunno continueranno le interlocuzioni per sbloccare la situazione di impasse e sollecitare al governo gli atti necessari per ristorare le aziende. Un dialogo non sempre facile e, in alcuni momenti, reso complicato da leggi fondate su un federalismo non proprio solidale. Così la Regione ad aprile ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la cosiddetta “tassa sulle disgrazie”, una norma introdotta dal decreto “Milleproroghe”, che prevede in caso di calamità naturale il ricorso da parte della Regione che ne è colpita a una tassa aggiuntiva di 5 centesimi al litro sulle accise dei carburanti. Nelle more della decisione della Suprema Corte, dal ministro all’Agricoltura Saverio Romano la Regione ha ottenuto d’intesa con i parlamentari lucani l’impegno a sostenere la richiesta della Basilicata di sostituire con risorse proprie quelle che dovrebbero essere ottenute dalla “tassa sulle disgrazie” come condizione per accedere al Fondo nazionale di Protezione Civile per il ristoro dei danni causati dall’alluvione del 1 marzo e per mettere definitivamente in sicurezza il territorio.

Dal primo momento, le azioni della Regione sono state caratterizzate da una forte unitarietà. La Protezione Civile si è subito attivata per monitorare la situazione e fronteggiare l’emergenza. Una cabina di regia ha messo insieme le istituzioni, le organizzazioni, il Comitato Terre Joniche, gli agricoltori e gli operatori turistici danneggiati per individuare gli interventi più opportuni. Nonostante l’assenza del governo, la Regione ha destinato 2,5 milioni di euro al ripristino del potenziale produttivo delle imprese agricole alluvionati, facendo ricorso alla Misura 126 del Regolamento della Comunità Europea 1698/05.

Nei mesi scorsi, risorse pari a 100 mila euro sono state assegnate alle imprese agricole che hanno subito danni oltre il 30 per cento della produzione lorda vendibile per contributi in conto capitale. Cento mila euro sono stati erogati a favore dei Consorzi di difesa per concedere contributi fino a 15mila euro quali anticipi su eventuali e future indennità in favore di imprese agricole alluvionate che abbiano subito una perdita di almeno il 70 per cento della produzione lorda vendibile. Duecentomila mila euro sono stati destinati al ristori dei danni alle imprese che hanno registrato perdite di bestiame. 1,5 milioni di euro al Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto per l’abbattimento dei canoni irrigui.

La manovra di assestamento di bilancio 2011 proposta dalla Giunta e varata dal Consiglio Regionale ha dovuto far fronte ad una serie di “falle” nel sistema finanziario regionale senza pari, interamente determinate dal riverbero in sede locale dei tagli operati dal Governo nazionale.

“La sequenza delle manovre 2010 e 2011 del Governo nazionale – ha spiegato il presidente della Regione Vito De Filippo al Consiglio – con scelte opinabili ma in un quadro di necessità hanno prodotto una situazione preoccupante nei bilanci della Regione Basilicata che pure ha sempre presentato una storia diversa e distintiva tra i sistemi pubblici regionali non solo del Mezzogiorno. Lo Stato mette in campo una manovra da 48 miliardi di euro nel quadriennio, costituita per il 40 per cento da tagli e di questi tagli circa la metà hanno una ricaduta diretta sulle Regioni. In particolare, per la Sanità c’è un taglio nel quadriennio di 8,5 milioni di euro che può mettere ko il sistema sanitario in tutte le Regioni italiane, anche perché si somma a un blocco dell’adeguamento all’inflazione già attuato da anni. La Cgil stima il taglio complessivo in oltre 13 miliardi di euro, il che significa un taglio di circa 130 milioni di euro nel quadriennio al sistema sanitario lucano”.

Oltre ai tagli ci sono gli ulteriori impegni economici finiti sulle spalle della Regione per il disimpegno dello Stato sul cui bilancio gravavano in precedenza. Dal primo gennaio di quest’anno la Regione Basilicata si è dovuta far carico di attività che danno lavoro a 800 persone, e cioè quelle che riguardano i 280 dipendenti delle Comunità montane, i 400 dipendenti dei Consorzi di Bonifica, i 150 lavoratori delle Associazioni provinciali allevatori. Altri 19 milioni di euro per le politiche sociali, in precedenza finanziate da Roma, sono finiti a carico del bilancio Regionale.

A questi tagli si sono poi aggiunti quelli ulteriori per la Sanità che, per il Governo, vanno recuperati con l’imposizione del ticket. Alla Basilicata sono stati tagliati 3.776mila euro, ma da calcoli regionali il gettito del ticket non sarà superiore a 2milioni e 325 mila euro, con un “buco” ulteriore di quasi un milione e mezzo. E questo nonostante la Regione, a malincuore ma responsabilmente, abbia provveduto ad applicare da subito la legge statale, mettendosi al riparo, come invece avvenuto per altri che hanno esitato, da un mancato introito e dal conseguente danno erariale.

“In autunno – spiega De Filippo – saremo chiamati a dare seguito alle scelte di rigore che siamo stati costretti a fare, e cercheremo di farlo senza trascurare coesione ed efficienza. Ma servirà un forte senso di responsabilità di tutti, perché nel quadro delineato a qualcosa bisognerà rinunciare. La strada che indichiamo è quella di non rinunciare al sostegno allo sviluppo, alla coesione sociale, con interventi per le fasce più debole, e territoriale, con attenzione alle aree periferiche e ai piccoli centri. Ma la necessità di non poter derogare dai più alti criteri di efficienza non potrà conciliarsi con il tutto, subito e sotto casa. Questo a partire dalla Sanità per la quale la scelta, che ci aspettiamo di consacrare con il nuovo Piano Regionale della Salute ora all’attenzione del Consiglio, è di mantenere reti diffuse sul territorio, ma inquadrate in un sistema unico regionale che dia ad ogni realtà una propria specializzazione e ai pazienti di essere assistiti sempre da strutture di eccellenza per ciascun caso”.

La crescita della Basilicata è strettamente collegata allo sviluppo delle infrastrutture, perno del programma del governo regionale. Il Piano Sud, a cui il Cipe ha dato nei giorni scorsi il via libera sbloccando quasi 220 milioni di euro del Fondo Fas per la Basilicata, avviando la realizzazione di un piano di infrastrutture da 620 milioni di euro in territorio lucano permetterà di mettere finalmente un punto fermo ad opere infrastrutturali essenziali per tutto il territorio regionale e fortemente sollecitate dalle comunità lucane. Così sono interamente finanziati il primo stralcio del terzo lotto del secondo tronco della Bradanica, fondamentale per il completamento e la completa percorribilità dell’arteria, i tre lotti della Saurina Corleto-Camastra e l’adeguamento e messa in sicurezza di Basentana e Raccordo Potenza-Sicignano, la variante di Brienza sulla Tito Brienza, il primo lotto SS 585 abitato di Lauria e l’eliminazione del pericolo di caduta massi sulla SS18 per Maratea per un totale di 302 milioni e mezzo di euro. Finanziati solo parzialmente il “Nuovo itinerario Potenza Melfi” e il tratto Pisticci-Tursi della Murgia Pollino (con poco più di 100 milioni a fronte dei 300 necessari). Il Fondo Fas con sei milioni e mezzo di euro sovvenziona solo la progettazione (essenziale per renderli cantierabili e accedere ai finanziamenti) di altre cinque infrastrutture, quelle relative agli svincoli di Tito e Satriano sulla Tito Brienza, l’itinerario Potenza Salerno Bari nel collegamento tra Basentana e SS96 bis, la Murgia-Pollino nel tratto Matera Ferrandina Pisticci e la Gioia del Colle Matera, movimentando in tutto risorse per 409 milioni e 250mila euro, circa per metà rivenienti da fondi Fas e per altri oltre 200 milioni da finanziamenti in bilancio regionali, fondi dell’ex Agensud, piani protocolli del passato che non avevano mai trovato attuazione.

Il completamento del programma sulla viabilità richiede, però, altri 950 milioni di euro. Perciò il piano delle infrastrutture per quel che riguarda la Basilicata deve poter contare anche su risorse aggiuntive. Tra queste quelle che la Basilicata ha in cassa per precedenti intese non attuate e che è pronta a rimodulare sul territorio, ma anche fondi aggiuntivi che devono essere riconosciuti alla Basilicata per il grande contributo in tema energetico che questa terra sta offrendo al Paese. Il tema infrastrutture, infatti, è uno degli assi portanti del Memorandum sul petrolio sottoscritto tra Governo e Regione. Il tutto rientra in un più generale piano di infrastrutture da circa 1600 milioni di euro.

Interamente finanziati, invece, i due interventi sulla rete ferroviaria con 208 milioni e 820mila euro. I 200 milioni serviranno all’ammodernamento della Potenza Foggia, i rimanenti 8 milioni e 820mila (gli unici finanziati dal Fas) all’intervento sulla linea Potenza-Avigliano-Altamura-Bari delle Fal.Interamente finanziati anche i 3 milioni e 200mila euro necessari per il nodo intermodale di Pisticci, in questo caso interamente tramite i fondi Fas.

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