Ospedale S. Carlo, relazione ass. Franconi in Consiglio regionale

Non sembri, anzitutto, superfluo o di maniera ricordare che all’origine delle vicende sulle quali il dibattito odierno del Consiglio Regionale verte c’è la morte di una paziente, avvenuta nelle circostanze e nel contesto che via via si stanno sempre più chiaramente delineando; non sembri, quindi, inutile esprimere nuovamente il cordoglio della Regione alla famiglia della signora Elisa confermando, con il sostegno di quanto accaduto nei trentacinque giorni che ci separano dalla prima relazione del Presidente della Regione al Consiglio, la promessa di ricercare, in maniera trasparente e senza alcuna omissione, la verità dei fatti e di assolvere, prima di tutto e principalmente nei confronti della famiglia della persona deceduta, quel debito di verità del quale la Regione si è fatta doverosamente carico. Così come non sembri superfluo ricordare, che la Regione ha il dovere, di restituire alla comunità regionale e non fiducia, basata sulla garanzia di sicurezza e di affidabilità, in una funzione di alta specialità necessaria ed unica in ambito ragionale e, non da ultimo, il dovere di restituire piena fiducia ed onorabilità alla comunità scientifica e professionale tutta del S. Carlo. È necessario, chiarire ancora una volta che le eventuali responsabilità personali connesse a questa vicenda, se di natura penale, devono avere in sede giudiziaria la loro naturale ed esclusiva sede di accertamento, se di natura disciplinare, devono essere rimesse alla altrettanto esclusiva valutazione dell’Autorità aziendale a ciò preposta; ad ambedue le autorità, oltre che al Ministero della Salute, sono stati rimessi gli atti della Commissione ispettiva regionale per quanto di loro competenza.
I Consiglieri regionali hanno ricevuto il testo integrale della relazione del 17 ottobre scorso conclusiva dell’attività ispettiva prodotta dalla Commissione incaricata dalla Giunta regionale di svolgere la verifica amministrativa presso l’Azienda Ospedaliera S.Carlo in relazione agli accadimenti relativi a quella vicenda, verificando nel contempo tutti gli eventuali profili di responsabilità. La funzione svolta dalla Commissione ispettiva non aveva, né poteva avere natura di accertamento medico legale delle cause del decesso e delle responsabilità ad esso correlato né aveva funzione di accertamento clinico della correttezza delle procedure medicochirurgiche adottate, ma aveva l’obiettivo di individuare gli elementi di criticità sotto il profilo amministrativo gestionale rilevabili in correlazione ad esso.
Come chiarito dalla stessa Commissione, “l’accertamento sia medico legale che clinico fa riferimento a profili altamente specialistici e a competenze attribuibili e riferibili ad altri ambiti di indagine, attualmente ancora in corso”. Ciò precisato restano i non meno importanti profili che appartengono alla valutazione del Governo regionale e della direzione aziendale, cioè i profili amministrativi, gestionali, organizzativi e funzionali emersi dall’indagine della Commissione, che divengono oggi centrali per determinare ed indirizzare le azioni necessarie per restituire alla funzione cardiochirurgica del S.Carlo piena funzionalità, affidabilità e garanzia di sicurezza.
Il S.Carlo è l’unico DEA di secondo livello del quale l’organizzazione sanitaria regionale dispone e deve continuare a disporre, pena l’incompletezza dell’intero sistema; pertanto, l’unico DEA di secondo livello presente in Regione non può, in futuro, non mantenere una
funzione cardiochirurgica propria nell’ambito del Dipartimento Alta Specialità del Cuore e dei Grossi Vasi. In estrema sintesi dalla relazione della Commissione ispettiva e dal complesso degli atti e dei fatti che sono stati oggetto di approfondimento e valutazione emergono talune circostanze critiche che riguardano i profili sopra richiamati e che possono evidenziare una sottovalutazione degli accadimenti. Successivamente alle dimissioni rese dal Direttore Generale del S. Carlo, la scelta operata dalla Giunta regionale è stata non di affidare un interim, bensì di procedere al commissariamento dell’Azienda, ossia di garantire pieni poteri all’amministrazione aziendale fino all’insediamento di un nuovo Direttore generale.
Tali pieni poteri si sono recentemente esplicati sospendendo le attività ordinarie dell’UOC di Cardiochirurgia in presenza di provvedimenti restrittivi emanati dall’ autorità giudiziaria nei confronti del responsabile dell’unità operativa e di due dirigenti medici; ma è necessario ora, oltre al perdurare delle attività di accertamento delle singole responsabilità disciplinari, condurre una riflessione che, a partire dagli elementi di criticità evidenziati dalla Commissione ispettiva individui gli interventi organizzativi e riorganizzativi necessari a garantire al S. Carlo la ripresa della fruizione cardiochirurgica.
Vi sono, anzitutto, indicazioni la cui attuazione appare necessaria ed urgente in attesa delle future scelte organizzative e che nello specifico riguardano: l’obbligatorietà della prassi strutturata dell’audit clinico sia pre-operatorio che post-operatorio per tutte le attività chirurgiche di alta specialità; la valutazione dell’outcome chirurgico è determinante per garantire standard di cura adeguati. La rigorosa applicazione di regole inerenti il numero di chirurghi necessariamente presenti in sala per poter iniziare l’intervento; la presenza nelle sale operatorie di strumenti di videoregistrazione degli interventi, sia a fini di audit che medico legali; l’ attuazione di procedure ed iniziative volte a migliore il clima interno.
Al di là, però, di tali aspetti dobbiamo mettere in atto procedure e azioni che portino ad un rilancio della cardiochirurgia e di tutto il San Carlo nell’interesse della tutela della salute di tutti i cittadini. Perciò si rende necessario: la messa a punto di un nuovo modello organizzativo del Dipartimento alta specialità del cuore e dei grossi vasi con la gestione del posto letto trasversale secondo il modello bed – management; l’attivazione di nuovi percorsi sul rischio clinico sul modello condiviso dalla conferenza stato regioni anche con l’utilizzo di programmi codificati per la presa in carico in sicurezza del paziente. Considerando il numero degli abitanti della regione Basilicata e l’apertura di nuovi reparti di cardiochirurgia nelle regioni limitrofe insieme alla nuova funzione che la cardiochirurgia ha assunto sia a livello nazionale che internazionale sarà necessaria una formazione costante degli operatori anche in collegamento con altre strutture cardiochirurgiche di eccellenza nazionale ed internazionali ed ad alto numero d’interventi. Anche perché la correlazione volume/qualità è stata espressa anche in termini di attività del singolo operatore che nel caso della cardiochirurgia non dovrebbe scendere al di sotto dei 100 interventi/anno. La pratica cardio chirurgica ha subito nell’ultimo decennio drastici cambiamenti indotti soprattutto dall’avanzamento delle tecniche interventistiche che da un lato hanno ridotto il numero dei pazienti chirurgici ma dall’altro sono diventati estremamente più complessi. Infine si deve procedere alla messa in atto di azioni come la richiesta Ircs per il reparto di Reumatologia, per rilanciare l’in1magine del San Carlo. A questo riguardo occupano un ruolo chiave gli accordi di collaborazione con altri paesi dell’area del Mediterraneo che hanno chiesto il know-how del San Carlo per edificare il loro sistema ospedaliero.

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