Pesante macigno sul Porto di Bari

Bari ha il mare, anche se non brilla per limpidezza e balneabilità. La vera questione però, è che Bari ha un porto. Perché, seppure il Capoluogo pugliese sia stato in tempi più floridi e decisamente lontani uno dei corridoi adriatici più trafficati e rinomati, le cose sono un pò cambiate e ad oggi quasi nessuno se ne ricorda più. Peccato, per un porto che in realtà è caratterizzato da un alto potenziale strategico ed economico, tuttavia poco valorizzato. L’ultima notizia in merito allo scalo marittimo barese lascia l’amaro in bocca: a seguito delle disposizioni previste dal decreto legge n. 225 del 29 dicembre 2010, è stata predisposta la revoca di ben 55 milioni di euro concessi all’Autorità portuale del Levante cinque anni or sono. Un provvedimento che cade come un macigno sul Porto del Capoluogo regionale. Ma non certamente inaspettato. Si legge infatti, nella disposizione, che il motivo per la revoca dell’ingente somma è nientemeno che il suo inutilizzo. Nulla di più paradossale, se si prova per un attimo a paragonare quest’episodio di assoluta noncuranza e mala gestione di somme pubbliche con la fin troppo esigua disponibilità di incentivi che il Mezzogiorno riesce ad ottenere per il proprio sviluppo economico, e solo grazie a grandi sforzi. Comunque, tralasciando i commenti, i fatti stanno così: per non aver utilizzato quei 55 milioni entro il lustro trascorso dall’assegnazione, la Regione Puglia se li vedrà sottrarre “immacolati” così come ci sono giunti.

Risorse ingenti, che probabilmente verranno dirottate nelle tasche di altri scali marittimi, magari del Nord Adriatico, capaci di adoperarli con più efficacia e tempestività; risorse che avrebbero invece potuto esser destinate ad una miriade di validi progetti atti a cambiare il ‘volto’ del porto barese: fra gli altri, la colmata di Marisabella, che a seguito di lunghi contenziosi amministrativi è rimasta da anni incompiuta, privando così il Porto di un’area indispensabile per la crescita dei traffici commerciali e condizionandone fortemente la competitività. Quel che è certo è che si tratta di un grave danno per lo scalo del capoluogo, ma non solo. Questa perdita di finanziamenti va a depauperare e penalizzare l’intero sistema logistico pugliese, che nel Porto di Bari ha – o dovrebbe avere, o aveva – uno dei suoi punti di forza. A tal proposito, l’onorevole Simeone Di Cagno Abbrescia, deputato barese del Popolo della Libertà, ha le idee ben chiare. Almeno per ciò che riguarda la responsabilità della situazione che si è venuta a creare: “L’intervenuta revoca del finanziamento rappresenta un segnale dell’inerzia e dell’incapacità programmatoria e gestionale da parte dell’ex Presidente ed attuale Commissario dell’Autorità del Levante, Francesco Palmiro Mariani, il quale nell’arco del suo mandato non è stato in grado di avviare e portare a termine nessun significativo investimento capace di potenziare le dotazioni infrastrutturali del Porto di Bari, soprattutto sul versante commerciale. La assoluta inefficienza di Mariani si inserisce in un complessivo contesto gestionale già di per sé molto critico che, non a caso, aveva indotto il Ministro delle Infrastrutture a commissariare la stessa Autorità del Levante” .

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