Petrolio, Berlinguer: più vantaggi diretti a cittadini e imprese della Basilicata

 

“Dobbiamo cominciare a discutere su come i cittadini e le imprese traggono benefici diretti dalla presenza degli idrocarburi nel sottosuolo lucano. La mia proposta è quella di non far pagare ai cittadini lucani e alle imprese che risiedono in Basilicata le accise statali sui prodotti di derivazione petrolifera (benzina o gasolio per riscaldamento o altro). Una proposta che ha un costo molto basso per lo Stato, circa 80-90 milioni di euro, e che ha una ricaduta positiva diretta sui cittadini e sulle imprese in grado di determinare una crescita dei consumi e maggiore occupazione”.

La proposta, a cui hanno già aderito più di cinquanta comuni lucani, è stata rilanciata oggi dall’assessore regionale all’Ambiente, Aldo Berlinguer ed è stata accolta positivamente dal vicepresidente nazionale di Legambiente, Edoardo Zanchini, nel corso della conferenza “Ambiente Petrolio e Sviluppo” svoltasi oggi nell’aula magna dell’Università degli studi della Basilicata.

“Il confronto fra chi è a favore e chi è contrario alle estrazioni petrolifere – ha aggiunto Berlinguer – fa sempre bene soprattutto se avviene sulla base di dati scientifici. Ma dobbiamo anche ragionare su come valorizzare meglio quello che già abbiamo. Abbiamo visto che le royalties affidate agli enti locali hanno prodotto cose buone come, solo per fare un esempio, il sostegno all’Università. Ma altrettanto spesso le risorse sono entrate nei bilanci pubblici, assorbite dalla spesa corrente, cadute nei limiti imposti dal patto di stabilità. Con questa proposta, invece – ha aggiunto Berlinguer – i lucani avrebbero benefici diretti e fra l’altro basterebbe una norma di poche righe, un regolamento di attuazione e nell’arco di un paio di mesi sarebbe già operativa. In questo modo la Basilicata diventerebbe attrattiva anche per il sistema imprenditoriale che troverebbe conveniente investire nella nostra regione”.

La proposta dell’assessore è stata accolta positivamente dal vicepresidente nazionale di Legambiente. “Si tratta – ha detto Zanchini – di un buon punto di partenza per costruire una fase di transizione che gradualmente ci porti a usare meno petrolio e più energia da fonti alternative. Altrettanto importante è investire le risorse derivanti dalle estrazioni petrolifere per benefici indiretti ai cittadini come il miglioramento delle infrastrutture tipo le reti di trasporto pubblico”.

La proposta di fiscalità differenziata rilanciata da Berlinguer è stata accolta positivamente anche da Davide Tabarelli, presidente Nomisma Energia, che ha spiegato la domanda crescente di idrocarburi nel mondo e, in particolare, in Italia: “Di petrolio nel mondo c’è sempre più bisogno. Anche io vorrei che le macchine andassero a  idrogeno, nel frattempo importiamo il 90 percento di idrocarburi e ogni anno trasferiamo all’estero circa 30 miliardi di euro per l’acquisto di petrolio. Sarebbe utile alla crescita del Paese che una parte di queste risorse rimanesse in Italia”.

Il dibattito ha anche messo in evidenza la necessità di rafforzare il monitoraggio sugli effetti delle estrazioni petrolifere sulla salute e sull’ambiente.

“Dobbiamo affrontare questo tema – ha detto Berlinguer – con mezzi straordinari e non con quelli ordinari che lo Stato ci trasferisce. Anche Arpab deve avere risorse straordinarie per il ruolo che deve assumere. Ed è anche importante coinvolgere nelle discussioni anche il Ministero dell’Ambiente e non solo quello dello Sviluppo economico per intervenire in modo completo su questi processi”.

L’incontro, moderato dalla giornalista della Rai, Mariarosa Monaco, è stato aperto dal rettore dell’Università degli studi della Basilicata, Aurelia Sole.

“Sono temi – ha detto Sole – che siamo lieti di ospitare e che potranno confluire anche nell’Osservatorio della Val D’Agri. Intanto abbiamo istituito nella nostra università un master di primo livello sui temi degli idrocarburi con due indirizzi sul controllo ambientale e sicurezza e sulla gestione economica delle riserve. Un primo passo per allargare la consapevolezza scientifica su questi temi, ma anche per creare nuove opportunità di occupazione”.

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