Preoccupazione per la soppressione del corso di laurea in Produzioni Vegetali a Matera

I corsi di laurea nella sede materana della Facoltà di Agraria sembrano lasciare, al contrario del passato, poco spazio alla formazione di nuovi dottori in Agraria. E’ noto, infatti, che l’offerta formativa di tale Facoltà ha lasciato un segno importante nel territorio del materano, caratterizzato da una realtà agricola di notevole interesse. Le recenti “innovazioni” del DM 17/2010 sembrano, tuttavia, essere diventate la migliore giustifica per attuare modifiche al sistema universitario dimenticando che, nel recente passato, anche la sede materana ha svolto un ruolo importante nella formazione. Ma allo stato attuale, mentre si punta ad un polo universitario nella città di Matera con progetti innovativi e ambiziosi, si sopprimono alcuni corsi di laurea che hanno rappresentato una “fortuna” per il territorio. E tra questi, alcuni riconducibili alla Facoltà di Agraria quasi a confermare che la scelta di istituire il Corso di laurea, ad esempio in Produzione Vegetale nella sede materana, sia stato un mero errore visto che così come è stato attivato improvvisamente è stato soppresso in favore di nuovi corsi di laurea che guarderanno al paesaggio, all’architettura e al turismo. Le posizioni del Consiglio dell’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali di Matera, affermano il Presidente Carmine Cocca e il Consigliere Responsabile della Formazione Professionale Permanente Bartolomeo Tota, restano e resteranno distanti da “decisioni universitarie” che portano a progettare corsi di laurea, nelle sedi di Potenza e Matera, senza interfacciarsi con gli Ordini professionali che sono oggi gli unici depositari degli Ordinamenti professionali e rispondono al mercato del lavoro. Tutto questo considerando che la disattivazione di un corso di laurea dovrebbe essere discussa nelle sedi di competenza, quali ad esempio il Senato Accademico, dopo aver avuto il buon senso di ascoltare gli Ordini professionali che ormai non vengono neppure invitati a discutere i programmi dei corsi di laurea. La consultazione degli Ordini, inoltre, dovrebbe assumere ancora maggior valore soprattutto allo stato attuale in quanto le recenti riforme portano alla soppressione delle Facoltà che non saranno più il riferimento per alcune professioni. Dovrebbe essere, infine, interesse dei Dipartimenti e delle Facoltà utilizzare gli Ordini per riprogrammare periodicamente l’offerta formativa alla luce delle innovazioni che riguardano le professioni e le esigenza del mercato del lavoro. Tanto, concludono Carmine Cocca e Bartolomeo Tota, per evitare innanzitutto di continuare ad assistere alla fuga di studenti che si spostano nelle regioni contermini quasi ad anticipare il viaggio senza ritorno che ormai caratterizza la quasi totalità dei giovani laureati lucani, e soprattutto per evitare di continuare a proporre una Basilicata ricca di laureati senza un posto di lavoro che, pur concludendo gli studi, non hanno neppure un Ordine a cui iscriversi per esercitare una professione.

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