Produzione e servizi, la nuova area lavoro di Legacoop

2.842 tra cooperative e consorzi aderenti, un volume di affari di 18 miliardi di euro, oltre 200mila lavoratori occupati, di cui il 70% soci. Sono i numeri di Legacoop Produzione e servizi, la nuova area lavoro di Legacoop costituita il 23 novembre scorso a Roma. Nel Comitato esecutivo della neonata associazione, presieduto da Carlo Zini e composto da dodici membri, l’unico meridionale è Paolo Laguardia, che riveste la carica di consigliere con delega al Mezzogiorno.
“La razionalizzazione non obbedisce a una necessità organizzativa quanto all’esigenza di dare una risposta ai mercati, proiettati oggi ad accogliere soluzioni che integrino realizzazione e gestione, in un’ottica dunque di project financing”, dichiara Laguardia in merito alla scelta di accorpare i settori della produzione e dei servizi in un’unica, robusta struttura associativa. L’area lavoro rappresenta oggi le cooperative e consorzi aderenti a Legacoop che operano nei settori delle costruzioni, dell’industria, delle pulizie e dei servizi integrati, del facility management, dell’ecologia e della vigilanza, della ristorazione, della logistica e trasporti, dei beni culturali, dell’ingegneria e della progettazione, del consulting e dell’ict: migliaia di imprese, piccole e grandi, che competono, per capacità e dimensione, sui principali mercati di riferimento e che in alcuni casi sono leader a livello nazionale. Sono più di cinquanta le cooperative lucane aderenti.
“L’innovazione tecnologica, l’internazionalizzazione e la modernizzazione dei mercati ci spingono a configurare modelli intersettoriali per gestire processi sempre più complessi – aggiunge il presidente di Legacoop Basilicata, Paolo Laguardia – e la sintesi associativa è utile a rafforzare la nostra azione di sostegno, a mettere in rete imprese e territori, a promuovere più cooperazione che significa più coesione sociale”. Per questo sarebbe necessario dotare la cooperazione di una strumentazione normativa aggiornata, al fine di potere accedere a nuovi canali finanziari compatibili con la sua natura e con il governo democratico di un’impresa nel quale è sempre centrale la figura del socio lavoratore.

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