Proseguono i lavori del primo congresso dei geologi di Basilicata

 

 

Sono proseguiti oggi a Potenza, i lavori del 1° congresso dei Geologi di Basilicata sui temi della “Ricerca, Sviluppo ed Utilizzo delle Fonti Fossili: il ruolo del Geologo”. Dopo una prima giornata fortemente caratterizzata da relazioni tecniche, oggi gli interventi hanno posto al centro le questioni occupazionali e le opportunità offerte dal settore, anche relativamente alla professione del Geologo.

 

“Un maggiore coinvolgimento di professionisti qualificati – ha detto Raffaele Nardone, presidente dell’Ordine dei Geologi lucani – può costituire una risorsa per il territorio in termini di sicurezza e salvaguardia ambientale. Noi vogliamo interrogarci sul tema della responsabilità di chi opera nel settore delle Geoscienze, mettendo al centro delle questioni etiche il geologo, quale esperto del territorio e di tutte le sue pericolosità.”

 

Ha aperto i lavori Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, chiaro nel dichiarare  che “il petrolio è una ricchezza a cui un territorio non può e non deve rinunciare. E per farlo diventare un’opportunità bisogna creare sul territorio professionalità di alto livello.” Inoltre, parlando di distretti petroliferi, ha portato l’esempio di quello di Ravenna che lavora già con il sud del Mediterraneo con imprese nate e cresciute grazie all’affiancamento con le compagnie petrolifere.

 

E sulle prospettive occupazionali si è soffermato anche Cristiano Re, responsabile progetti speciali della Fondazione Mattei, che, presentando uno studio realizzato dalla Fondazione stessa, ha mostrato come la ricaduta occupazionale delle attività collegate alle estrazioni petrolifere di Eni in Val d’Agri, rilevata al 31 agosto 2012, sia pari a 2.437 posti di lavoro. Il rapporto, svolto su un campione significativo di 110 aziende tra appaltatori e subappaltatori, contiene dati importanti per analizzare le prospettive di questo settore, che  ne evidenziano l’impatto sul territorio lucano. Dal 1998, primo anno di attività Eni in Val d’Agri, ad oggi, il numero di occupati nel settore petrolifero in Basilicata è passato da 400 a 2.437 unità, comprensive del numero di occupati diretti e indiretti, di cui circa il 77% con contratto a tempo indeterminato. Il rapporto contiene anche indicazioni importanti sui profili richiesti in un’ottica di orientamento della formazione professionale.

 

Antonio Pica, direttore generale Sviluppo Risorse Naturali, ha rimarcato come per gli esperti oggi sia difficile farsi ascoltare, poiché spesso coperti dal “rumore” generato dalla cattiva e facile informazione. “Noi geologi dobbiamo assolutamente ritornare ad esprimerci con autorevolezza e serenità, aggiornarci ed essere obiettivi al di là delle convinzioni personali. Dobbiamo in poche parole riprendere in mano la nostra professione, dobbiamo farci sentire e sono contento che in questo congresso si parli, per la prima volta, di petrolio”.

 

Infine Laurindo Saraiva, dell’Università E.Mondlane di Maputo, ha raccontato le scommesse del Mozambico sul settore energetico per combattere la povertà, anche con una legislazione rigida ma flessibile che punta a salvaguardare l’occupazione locale obbligando gli investitori stranieri ad assumere personale locale. “Dopo aver scommesso negli anni passati su programmi di sviluppo dedicati all’agricoltura, – ha detto Saraiva – abbiamo deciso di investire sulle fonti energetiche di cui abbiamo scoperto essere grandi produttori”.

 

Nel corso della giornata, si è svolta anche la premiazione degli iscritti all’Ordine dei Geologi con 25 anni di iscrizione, consegnando loro timbri d’argento.

 

Dopo la quarta sessione, la tanto attesa tavola rotonda, più politico-programmatica, nella quale sono state trattate dagli ospiti presenti le politiche di tutela e prevenzione ambientale, l’importanza dell’innovazione tecnologica e della formazione. Alla discussione ha preso parte anche il vicerettore dell’università del Mozambico per uno scambio di esperienze in tema di alta formazione finalizzata. “Si vuole rilanciare l’idea di far nascere un centro di alta formazione in Basilicata sulle tematiche specifiche – ha concluso Nardone – che debba portare alla formazione di laureati esperti da assumere non solo nell’industria ma anche nella pubblica amministrazione in modo che questa possa, in modo autonomo e senza condizionamenti, supportare le scelte strategiche e politiche del territorio lucano.

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