Rischio soppressione per il Tribunale di Pisticci

Il rischio adesso è reale: la sezione distaccata pisticcese del Tribunale di Matera rischia la soppressione. A deciderlo è il progetto di riforma dell’ attuale ministro della giustizia, Paola Severino, che prevede la cancellazione di 37 tribunali e 160 sezioni distaccate, tra cui appunto quella di Pisticci. Per mantenere una sede giudiziaria, secondo la relazione ministeriale, bisognerebbe avere un bacino di utenza di 363.769 abitanti, 18.094 procedimenti sopravvenuti, un organico di magistrati di 28 unità, e un carico di lavoro annuo pari a 638/647 fascicoli. In base a questi parametri neanche il Tribunale di Matera si salverebbe, se non fosse per il fatto che Matera fa provincia. Per Pisticci la pianta organica dei giudici prevede nel civile 2 togati (al momento solo Raffaele Viglione) e 3 onorari. I numeri del contenzioso di Pisticci potrebbero certamente aumentare se solo fossero restituite alla sezione distaccata quelle competenze (decreti ingiuntivi, esecuzioni mobiliari e volontaria giurisdizione) da qualche anno trasferite a Matera, per le quali il presidente del tribunale, Giuseppe Attimonelli Petraglione, aveva garantito il ritorno alla sede naturale. Del resto, non più tardi di una anno fa lo stesso Attimonelli, all’arrivo del giudice Viglione a Pisticci, dispose anche la “restituzione” dei procedimenti cautelari e speciali ante causam, trasferiti a Matera qualche anno prima. Ma con i numeri prospettati nel disegno di riforma romano qualsiasi ipotesi sembra vana. Proprio mentre i lavori presso la nuova sede degli uffici giudiziari di via Cantisano sembrano ultimati. Una decisione che lascia sconcertati, ma da Roma arrivano le prime reazioni politiche. L’ onorevole siciliano del Pd, Giovanni Burtone, sensibile ai problemi del metapontino, ha depositato un’ interrogazione a risposta in commissione al Ministro della Giustizia. “Premesso che – si legge nel documento – in base all’ ipotesi circolata in questi giorni, redatta dal gruppo di lavoro predisposto dal Ministro della Giustizia in merito ai tagli delle strutture giudiziarie sul territorio nazionale, verrebbero ad essere soppressi 37 tribunali e 160 sezioni distaccate; per mantenere una sede giudiziaria bisognerebbe avere un bacino di utenza intorno ai 350 mila abitanti e questo renderebbe difficile mantenere persino la sede del tribunale di Matera se non fosse capoluogo di provincia; è evidente che un semplice criterio ragionieristico non tiene nella dovuta considerazione specificità territoriali e comprensoriali come ad esempio nel caso della sede staccata del tribunale di Matera a Pisticci; i carichi di lavoro e l’ organico in forza alla sezione distaccata di Pisticci non sono neppure lontanamente avvicinabili a quelli previsti dai rigidi parametri ministeriali; neppure i carichi di lavoro, come decreti ingiuntivi, esecuzioni mobiliari e volontaria giurisdizione, che il presidente del Tribunale di Matera aveva stabilito ritornassero a Pisticci, sono tornati di competenza nella sede metapontina; a questo va aggiunta una considerazione ancora più grave e cioè che per la sede giudiziaria di Pisticci sono stati spesi soldi pubblici per la ristrutturazione di locali che sono stati completati da pochissimo e si era in attesa della loro “inaugurazione”; va ricordato che Pisticci è sede di uffici giudiziari dai primi del 900; ciò rappresenterebbe la peggiore contraddizione per una presunta intenzione di risparmio; si chiede di conoscere se e quali iniziative nell’ ambito del processo di razionalizzazione in capo all’ amministrazione giudiziaria il Ministro intenda intraprendere, in tempi brevi, per assicurare il mantenimento della sede di Pisticci, quale sede distaccata del tribunale di Matera in relazione alle specificità del comprensorio”. La relazione del gruppo di lavoro ministeriale adesso sarà valutata con attenzione prima della decisione finale che andrà così a completare un progetto che ha già avuto, prima di Natale, un sostanzioso antipasto con il provvedimento che punta alla soppressione della gran parte degli uffici dei giudici di pace. La relazione, però, procede con cautela e non definisce nel dettaglio i nominativi degli uffici che dovranno essere soppressi. Si tratta di una scelta che spetta, sottolinea il testo, all’autorità politica. Le perplessità rimangono.

Angelo D’Onofrio

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