Ritorna la magia del presepe monumentale della Basilicata, realizzato dal maestro presepista Franco Artese, in scena al Duomo di Torino dall’8 dicembre

All’evento di presentazione sono intervenuti il direttore Apt Basilicata, Antonio Nicoletti, il presidente della Regione Basilicata, gen. Vito Bardi, l’assessore alla cultura del Comune di Torino,  Rosanna Purchia, il parroco del Duomo, don Carlo Franco, il teologo don Giovanni Ferretti ed il presidente della federazione delle associazioni dei Lucani in Piemonte, Rocco Sabia.

A seguire l’inaugurazione vera e propria con la benedizione dell’opera presepiale alla presenza di Andrea Tronzano, assessore Regione Piemonte e Raffaele Ruberto, Prefetto di Torino. In questo momento lo spettacolo “HOPE. Viaggio in Basilicata, tra musica, danza e teatro” che concluderà la cerimonia inaugurale.

Secondo il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, “Il presepe della Basilicata è intriso di una carica di umanità che l’accompagna in ogni sua esposizione nelle città italiane e all’estero, è simbolo di fede e arte, immuni al tempo, ma anche del saper fare, del made in Basilicata che si fa apprezzare in tutto il mondo”.

“E’ un onore ospitare in Piemonte una delle più belle opere d’arte dedicate alla Natività che contiene con la sua grande umanità un messaggio di pace e di speranza – sottolineano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Cultura Vittoria Poggio – . Un faro sulle festività del Natale che abbraccia le nostre tradizioni più preziose in un momento in cui abbiamo bisogno di trovare anche nella fede e nella spiritualità la forza per accompagnare il cammino delle nostre vite”.

La Natività è rappresentata nel paesaggio sempre sorpren­dente dei Sassi di Matera, uno dei luoghi più antichi del mondo. La Vergine richiama la scultura bronzea della Madonna del Pollino realizza­ta dall’artista olandese Daphné du Barry nell’atto di donare il proprio Figlio all’umanità, mentre la figura di San Giuseppe riprende quella del presepe cinquecentesco di Altobello Persio da Montescaglioso, esposto a Tursi. Il presepe lucano è un’opera capace di raccontare, insieme al mistero della Nascita, la storia, la cultura di una Terra ricca di naturale spiritualità in un paesaggio caratterizzato da case scavate nel tufo e incastrate tra loro, abbazie, santuari, cattedrali, borghi, vicoli e scale, grotte e palazzotti signorili, archi e ballatoi, orti e terrazze, da cui sbucano, improvvisi, i caratteristi­ci comignoli o i campanili delle chiese ipogee impreziosite da affreschi simboleggianti un’arte che lega l’uomo a Dio. Sulla scena del presepe un brulicare di vita, un racconto diffuso di quella cultura del vicinato, fatta di solidarietà e condivisione tra famiglie, con oltre 120 personaggi, che rappresentano diversi momenti della vita quotidiana, in un ambiente semplice e laborioso, che attinge a immagini tratte da riti e tradizioni della civiltà rurale lucana, ancora vive e sentite anche dai giovani, tra cui la rappresentazione del Maggio di Accettura, attraverso un gruppo di buoi che, aiutato dagli uomini, traina il tronco di un grande albero e una processione simbolo della forte devozione popolare per la Vergine Maria con fedeli che portano sulle loro teste i “cinti”, composizioni di ceri costruite come fossero architetture, ex voto in cui si compendiano speranze ed attese ma anche attestati di gratitudine per grazie ricevute. Nel Presepe si trova anche l’omaggio che la Basilicata fa a Torino e al Piemonte, ospitando sulla scena la figura di San Giusep­pe Cottolengo – che nel 1832 aveva fondato a Torino la “Pic­cola Casa della Divina Provvi­denza”, dove accoglieva disa­bili, invalidi e orfani, offrendo loro una casa, cure mediche, assistenza e istruzione – e che viene rappresentato nell’atto di accompagnare una persona invalida alla grotta, e dall’im­magine del beato Pier Giorgio Frassa­ti, i cui resti mortali sono conservati proprio nel Duomo di Torino, che trascina un carro su cui giungono al cospetto del Fi­glio di Dio “gli ultimi”.  Di grande suggestione anche la scena di San Giovanni Bo­sco che, affiancato dal suo allievo San Domenico Savio, il Santo bambino che morì a soli quattordici anni, lascian­do un segno indelebile nella comunità cristiana piemonte­se, indica la via a tre ragazzi, affinché tutti possano prova­re la gioia del Natale, nello spazio plastico di una memo­ria che si rinnova.

Particolarmente toccante è la scena della famiglia di emigranti con cui la Basilicata ha voluto omaggiare i tanti lucani che in passato attraversa­rono l’Italia per soddisfare la loro fame di lavoro e di futuro, approdando in Piemonte. Questo gruppo di personaggi è rappresentato in un unico blocco, per sot­tolineare l’unità di destino che li accomuna, con la valigia di cartone, icona dell’emigrazio­ne italiana del ‘900, nella quale sono racchiuse le cose più care da cui non ci si vuole separare, e la coperta di lana che il padre porta sotto il braccio, quasi a trattenere il calore familiare con il quale scaldare i propri cari nei momenti più difficili.

Spiega il maestro presepista Franco Artese: “per me il presepe è una missione, portare attraverso le mie opere il messaggio evangelico che san Francesco ha rappresentato, portando nel mondo i nostri paesaggi del Sud e i nostri valori. Ringrazio APT Basilicata che ha creduto nella mia attività”.

Il presepe della Basilicata a Torino: L’intervento del Presidente della Regione, Vito Bardi

La rappresentazione della Natività realizzata dall’artista lucano Franco Artese e che oggi offriamo alla comunità di Torino è, a mio avviso, qualcosa di più di un capolavoro artistico. Non è solo qualcosa da ammirare, da osservare e, per certi versi, da contemplare, ma anche e soprattutto da vivere come esperienza e come sentimento.

Il presepe della Basilicata è un messaggio, con significati di pace e di speranza, che viaggia dalla provincia del Mezzogiorno d’Italia alle cattedrali del mondo. E sappiano bene, in un tempo difficile e complicato come quello che ancora stiamo attraversando con la pandemia, quanto ci sia bisogno di pace e di speranza.

Quella di oggi è solo l’ultima tappa di un viaggio che ha portato il presepe di artese in tutto il mondo.

Nel 2012 la Regione Basilicata rese omaggio a Sua Santità Papa Benedetto XVI facendo dono di un presepe monumentale di 150 mq esposto in piazza San Pietro ammirato da circa 2.000.000 di persone.

Per il Natale 2013, in seguito all’interessamento dell’Ambasciata Italiana in Finlandia, un altro presepe di Artese venne esposto nella Cappella Agricola di Turku, che nel 2011 è stata Capitale europea della cultura come lo è stata Matera nel 2019, dove è stato accolto dalle più alte cariche della Chiesa Cattolica, Ortodossa e Protestante e dal Presidente della Repubblica di Finlandia.

Per il Natale 2015 l’APT ha fatto omaggio alla diocesi di New York di un presepe artistico del maestro Artese che è stato accolto nella cattedrale di Saint Patrick. E poi ancora a Milano presso Palazzo Marino, nella Chiesa di Santo Spirito a Firenze e nel 2018 al Palazzo del Quirinale inaugurato alla presenza del Presidente Mattarella.

E oggi l’arte di Artese – potremmo dire Nomen Omen – fa tappa in questo prestigioso e importante luogo di Culto come il Duomo di Torino rafforzando una volta di più lo storico e proficuo legame che unisce questa straordinaria città alla Basilicata.

Voglio qui ricordare la figura di un grande intellettuale come Carlo Levi che con le sue opere letterarie e pittoriche ha portato la Basilicata in tutto il mondo. Voglio ancora ricordare i tanti lucani che nel dopoguerra hanno trovato un lavoro e una casa qui a Torino formando una comunità numerosa e molto attiva ancora oggi nelle istituzioni pubbliche e private. E ancora le numerose relazioni fra Torino e Matera nel tempo della capitale europea della cultura con la direzione generale affidata a un manager culturale torinese, Paolo Verri.

Ora questo presepe segna un ulteriore e prezioso legame fra le due comunità.

L’opera racconta il patrimonio materiale e immateriale lucano in un viaggio figurato che dall’habitat rupestre patrimonio Unesco conduce virtualmente in tutta la regione.

La semplicità evangelica diventa semplicità espressiva, immune al passare del tempo, e rivive una ritualità antica. Lo sguardo si perde tra la ricostruzione di vicoli e vicinati, e sembra di risentire l’eco delle voci della gente, della vita lenta ma operosa, in uno spazio cristallizzato come in un’eterna attesa di rinascita.

Se nel 2020, durante la pausa pandemica, la Basilicata ha portato il “presepe di luce” della collezione di Castronuovo Sant’Andrea nella Galleria Nazionale Arte Moderna di Roma, oggi torniamo ad apprezzare la tradizione presepiale lucana in un tempio cristiano, il Duomo di Torino, sulla scia di un’azione ormai pluriennale che porta i valori della natività nelle grandi città del mondo.

Un messaggio che sarà possibile “leggere” a Torino da oggi fino al 2 febbraio 2022, e “vivere” durante tutto l’anno, come esperienza di viaggio culturale e religioso in Basilicata.

Voglio per tal motivo ringraziare l’Azienda di promozione turistica, il direttore generale, Antonio Nicoletti, e il suo staff per la scelta assolutamente strategica di portare il presepe della Basilicata qui a Torino, e tutta la curia torinese, a partire da mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e da don Carlo Franco per aver accolto nel migliore dei modi questa rappresentazione della Natività.

Sono certo che quest’opera sarà molto apprezzata dai tanti fedeli che attraverseranno questo bellissimo luogo di preghiera trovando in queste forme un motivo in più per un viaggio turistico e spirituale nella nostra regione.

Intervista ad Antonio Nicoletti, direttore Agenzia Promozione Territoriale Basilicata

Direttore, il presepe di Franco Artese a Torino che appuntamento rappresenta per l’Agenzia di Promozione Territoriale della Basilicata e come si inserisce nella vostra strategia di promozione e valorizzazione della Regione?

Per l’APT il presepe di Franco Artese è una “tradizione nella tradizione”: un’opera d’arte monumentale che caratterizza le strategie di promozione della Basilicata nel periodo invernale e che veicola i valori della cultura lucana, attraverso immagini della vita contadina ambientate nei Sassi di Matera. Le forme plasmate nel solco della tradizione presepiale dal maestro Artese rendono visibile agli occhi degli spettatori alcune delle caratteristiche del viaggio in Lucania, a partire dal calore dell’accoglienza, dallo spirito di condivisione, dall’autenticità e semplicità della vita contadina ritratta nelle scene del presepe artistico. Con l’opera di Artese, la qualità del nostro sapere artigiano cristallizza, nella scena e nei significati della Natività, gli spaccati di paesaggi e di momenti che nei nostri paesi è ancora possibile vivere. L’operazione ha dunque un valore “di promozione turistica” in senso nobile, perché nella forza iconica degli scorci e delle ambientazioni ricorda le corrispondenze tra una regione come la Basilicata e una delle festività più importanti della nostra tradizione occidentale. Tutto ciò che il Natale suscita nel nostro immaginario – accoglienza, calore, solidarietà, pace, …, – può essere ritrovato nella vita delle città e dei paesi lucani.

Il messaggio che il presepe lucano porta con sé non è rivolto a un turismo di massa e di consumo, e infatti il turismo che vogliamo promuovere è un turismo di valori; è condivisione e accoglienza, promuove il senso di comunità proprio della cultura lucana. La storia della nostra gente affonda le sue radici nella storia dell’umanità. Se prendiamo ad esempio Matera, una delle città più antiche del mondo, i cui Sassi sono ritratti nelle scene del presepe, essa è abitata ininterrottamente da migliaia di anni, da quando cioè l’uomo ha imparato a vivere in comunità socialmente organizzate. Le caratteristiche di socialità, di scambio, di mutuo soccorso, di organizzazione collettiva, che sono alla base di quella che conosciamo come “città”, a Matera sono diventate forma urbana, a partire dalla cellula conosciuta come “vicinato”, uno spazio fisico, quasi una piccola piazza che è anche un incavo nella roccia attorno alla quale si aprono le case-grotta e in cui alle connessioni fisiche corrispondevano le relazioni sociali: le famiglie condividevano i momenti della giornata, cibo, acqua, problemi e gioie. Questo senso di comunità, che dalla dimensione fisica della città trae una sua corrispondenza esatta nella dimensione sociale e culturale, è quello che la comunità lucana può rappresentare anche per il turismo: i turisti non devono solo limitarsi a consumare la visita ma possono venire a condividere i valori di una cultura e l’esperienza di un’emozione che è quella che il Natale racchiude nella sua espressione più sublime.

Pensando all’estate e in particolare ai cammini, al turismo en plein air e alla valorizzazione di un turismo più “lento” e sostenibile che metta la persona al centro, cosa può offrire la Basilicata?

La morfologia della Basilicata rappresenta la riposta più esatta alla domanda di spazio, che non è il distanziamento ma lo spazio vitale di cui noi abbiamo bisogno anche per rientrare in equilibrio con noi stessi e con il mondo. La Basilicata è una regione di paesaggi ancora incontaminati: si pensi ad esempio che in una superficie di soli 10.000 kmq abbiamo due parchi nazionali e tre parchi regionali, abbiamo zone incontaminate di wilderness, ma anche un’integrazione tutta lucana, inedita, armonica, fra le attività dell’uomo e la presenza immanente della natura. Ci connota la diversità, di cultura come di paesaggi: i calanchi brulli e argillosi, le montagne verdi dell’appennino lucano, il Vulture, vulcano spento con in cima due laghi di un intenso blu, le spiagge dorate del Metapontino e quelle rocciose di Maratea… In questi paesaggi sono incastonati borghi che nei loro colori sono perfettamente integrati con la natura circostante. Se questa armonia è un risultato della storia e della tradizione, anche oggi le azioni dell’uomo spesso si inseriscono in un’equilibrata coerenza con la natura circostante. Il famoso “Volo dell’angelo”, esperienza estrema di volo legato a un cavo di acciaio dal bordo della parete rocciosa di Castelmezzano fino a Pietrapertosa, è stato realizzato facendo in modo che non disturbasse la nidificazione della cicogna nera. La RB-RIDE, un’opera di arte contemporanea realizzata dall’artista tedesco Carsten Höller che altro non è che la giostra più lenta del mondo, si trova su un promontorio nel Parco nazionale del Pollino vicino a San Severino Lucano. È integrata nella natura, tanto che “un giro di giostra” è anche un’esperienza unica di fruizione del paesaggio. Un altro esempio è il ponte di Castelsaraceno, il ponte sospeso più lungo del mondo, lungo 586 metri a 80 metri dal suolo, che collega il Parco Nazionale del Pollino al Parco Nazionale dell’Appennino lucano.  Sono tutti esempi di come è possibile rispettare la natura e creare esperienze nuove di fruizione, che sappiano anche trasmettere emozioni per il benessere della mente e dello spirito. Tutto questo è oggi percorribile seguendo una rete di itinerari ciclabili: con un’app mobile abbiamo censito 1729 km di strade percorribili in sicurezza con le bici nella nostra regione. Mettiamo dunque insieme paesaggio, cammini, cicloturismo, benessere, rispetto della natura, arte, cultura, e integrazione delle nostre diverse offerte.

APT Basilicata e futuro: direttore quali sono le sfide del 2022?

Innanzitutto, proseguire sulla strada dell’internazionalizzazione, rafforzare la componente di turisti stranieri nella nostra dimensione ordinaria: stiamo operando per migliorare la nostra presenza sui mercati internazionali. Poi integrare l’offerta, cioè migliorare la fruibilità dei territori interni rispetto alle zone forti del turismo lucano, che sono paradossalmente quelle più periferiche: la spiaggia e il territorio di Maratea sul Tirreno, l’area del Metapontino sullo Ionio e Matera, cerniera fra Basilicata e Puglia. Infine, l’innovazione: essa riguarda gli strumenti non solo di comunicazione ma anche di fruizione del turismo, di racconto della Basilicata e di comprensione dei nostri valori. Cito un esempio di questa strategia: un gioco che abbiamo sviluppato partendo dalla volontà di far conoscere la zona del Metapontino, turisticamente caratterizzata da flussi vacanzieri balneari a prevalente carattere familiare: ne abbiamo voluto raccontare anche la sua dimensione storica e lo abbiamo fatto con strumenti digitali destinati ai più piccoli. Siamo andati sulla piattaforma di gioco più seguita al mondo, 130 milioni di utenti attivi mensili, parliamo di Minecraft, e abbiamo costruito dentro Minecraft un’avventura di gioco destinata ai più piccoli che si trovano proiettati nella Magna Grecia e interagiscono con Pitagora, che aveva insegnato nel Metapontino, con Epeo, l’ebanista costruttore del Cavallo di Troia che aveva utilizzato legname della leggendaria Lagarìa, nel Metapontino, interagiscono con ki volontario dell’oasi del WWF di Policoro per salvare una tartaruga, e scoprono tante altre cose legate alla storia di questi luoghi: cosa vuol dire “vittoria di Pirro”; cosa sono le Tavole di Eraclea ecc.. Lo facciamo interagendo con la figura di Pitagora che è diventato una sorta di nostra mascotte, trasformata in pixel, che descrive non solo il suo teorema, ma anche come la matematica sia legata alla musica. Parliamo ai ragazzi perché da un lato si creino una idea più veritiera della Basilicata come luogo culturale e dinamico, e dall’altro perché trasferiscano questi concetti ai loro genitori e amici contribuendo al posizionamento del brand regionale. Si tratta di un progetto che è costato pochissimo e che a dicembre approderà sulla piattaforma Microsoft Education Edition, per poter essere utilizzato in inglese dalle scuole di tutto il mondo.

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