Scuola: i divari territoriali tra Nord e Sud si vanno ulteriormente ampliando

Con preoccupante precisione statistica il “Rapporto sulla scuola 2010” della Fondazione Giovanni Agnelli dimostra che  essere uno studente del Nord significa partire con un vantaggio di 68 punti OCSE-PISA rispetto a uno studente del Sud, e, per il Sud,  questo svantaggio si traduce in un ritardo formativo degli studenti meridionali di un anno e mezzo.

Come si spiega questo svantaggio? Sarà una coincidenza ma non si può sottacere quanto segue.

  1. La spesa pubblica in istruzione per studente è pari, a Bari come in tutta la Puglia, a soli € 5.834, il  dato più basso in Italia, molto lontano dai 9.900 Euro del Trentino.
  2. Inoltre il contributo degli Enti Locali pugliesi è il più basso in assoluto in Italia, pari a

            soli 385 Euro per studente. Una cifra molto lontana dalla media italiana di 778 Euro.

  1. In Puglia, secondo i dati forniti dall’ISFOL, ben il 7,6% dei ragazzi compresi tra i 14 e i 17 anni è al di fuori di qualsiasi percorso formativo, quasi il quadruplo della media italiana (Italia 2,1%).

 

Prendiamo inoltre a campione due città come Bari e Milano:

a Milano ben  il 55% delle scuole elementari ha il tempo pieno;

a Bari meno del 15% delle scuole elementari ha il tempo pieno.

Accade così che, nel quinquennio della scuola primaria, un bambino meridionale perda, in ,media,  1.500 ore circa di lezione pari, per l’appunto, ad un anno e mezzo di formazione, un periodo esattamente coincidente con quanto statisticamente analizzato dalla Fondazione Agnelli, senza contare i 1.200 posti di docenza in più che guadagneremmo nella sola provincia di Bari con l’introduzione del tempo pieno.

 

Questa carenza di tempo pieno non è di certo conseguenza della mancanza di richieste, infatti erano ben 146 le prime classi a tempo pieno che si sarebbero dovute costituire quest’anno in provincia di Bari e Bat a seguito della scelta di tempo scuola fatta dalle famiglie, ma in realtà ne sono state autorizzate solo 113, perché istituire una nuova classe a tempo pieno significa, in prospettiva, incrementare un organico che invece deve continuare ad essere tagliato, nonostante il boom di richieste che si registra già da qualche anno.

Il motto del ministro sembra essere: chi tardi arriva male alloggia.

In quelle regioni (guarda caso quelle meridionali) in cui il tempo pieno viene ormai avvertito come una vera e propria esigenza sociale, non si è più in tempo, secondo il ministro, a richiederlo. E poco importa se ciò significa continuare ad incrementare lo svantaggio formativo degli studenti del Sud rispetto a quelli del Nord.

Il nostro motto invece, car Ministra, rimanda ad una vecchia trasmissione televisiva che recitava: “Non è mai troppo tardi ”.

la Segreteria FLC – CGIL Bari

Claudio Menga

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