Slow food a “tutta birra”

 

 

Una volta era abitudine che in tavola fosse il vino ad accompagnare ogni pasto. E così i detti popolari per secoli hanno inneggiato al nettare degli dei, e per ricordarne alcuni…

Buon vino fa buon sangue

Il vino di casa non ubriaca

Non metterti in cammino, se la bocca non sa di vino

eppure la nuova tendenza della gastronomia, ha scoperto che la birra, in tavola regge il confronto e se vuole, toglie spazio al Signor Vino.

Da tendenza a fatto accertato, è stata la proposta di Slow Food – Condotta di Matera, che con una incursione a Triggianello – Conversano (Ba) ha apprezzato la birra prodotta artigianalmente da Birranova durante un pranzo domenicale. Solo birra ad accompagnare ogni portata, dolce incluso. I commenti tutti positivi hanno confermato, che il percorso di rivalutazione, che da qualche tempo ha preso piede, di liberare la frizzante bevanda dai soli banconi dei pub, si è rivelato una intuizione felice e lungimirante.

Un giro nel birrificio e la curiosità su come si arriva dal chicco di orzo alla birra, è presto soddisfatta.  Anche se la birra non è una produzione tipica dei nostri territori, la Puglia e la Basilicata sono in testa alle classifiche delle regioni produttrici di orzo e la malteria, dove viene portato l’orzo appena raccolto è a Melfi (Pz) o diversamente si può far riferimento alla struttura di Pomezia.

Nella “fabbrica” della birra, quindi arriva il malto d’orzo. Il colore finale della produzione è dettato dal colore che assume l’orzo durante la fase di esiccatura e dalla tostatura. Al composto si possono aggiungere poi frumento, avena, segale, farro, camut. La scelta degli elementi e le dosi ovviamente sono appannaggio del birraio che decide il gusto finale da donare alla produzione.

Nella prima fase il malto d’orzo viene macinato e messo a riposare per circa 2 ore in acqua calda, trasformando così gli amidi in zuccheri che fermentano e trasformano il tutto in “mosto zuccherino”. Una volta filtrato il mosto, si torna in caldaia, dove viene aggiunto il luppolo, una componente essenziale per dettare l’amaro e l’aroma. La fase succesiva, quindi il raffreddamento e la centrifuga, anticipano invece il riposo nei serbatoi di fermentazione, dove viene aggiunto il lievito per trasformare il mosto zuccherino in alcolico e frizzante. Quest’ultima fase richiede una lavorazione di circa 20/30 giorni. Al termine si passa all’imbottigliamento o confezionamento dei fusti, pronti al consumo.

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