Trasporto materiale radioattivo, serve maggiore trasparenza e informazioni corrette

nucleare“Sul trasporto di materiale radioattivo in Basilicata serve più trasparenza, informazione corretta al pubblico e non speculazione politica”. In questi giorni, un’indiscrezione di stampa ha rivelato la notizia del trasporto di materiale radioattivo avvenuto nella notte tra il 29 e 30 luglio dall’impianto “Trisaia” di Rotondella (Matera). Il caso, presto montato, ha suscitato comprensibile preoccupazione tra i cittadini, ingigantita sia dalle imprecisioni delle fonti giornalistiche, sia dalle prese di posizione allarmistiche di esponenti del Movimento Cinque Stelle che hanno addirittura parlato di rischi di contaminazione del territorio. In realtà, dai dati forniti al Tavolo della Trasparenza dal responsabile scientifico di ISPRA, l’Istituto nazione di ricerca ambientale, si è trattato del trasferimento di un chilogrammo di diossido di uranio, meno rischioso dei trasporti di materiale radioattivo di origine sanitaria che quotidianamente avvengono nel nostro Paese.

“È vero, anche se il diossido di uranio è comunque una sostanza pericolosa da trattare con la massima cautela, la quantità trasportata era davvero modesta, così come il rischio. – sostiene Pierluigi Adami, responsabile scientifico nazionale degli Ecologisti Democratici – Per dare un’idea più precisa e fare un confronto – spiega Adami – nel 2010, dall’ex centrale nucleare di Caorso sono partite verso La Hague (Francia) 26,5 tonnellate di uranio e 136 Kg del pericoloso plutonio.”

Sul piano strettamente formale, secondo la Sogin che gestisce l’impianto di Rotondella, il trasporto del 30 non richiedeva speciali informative pubbliche. “Però, vista la delicata situazione venutasi a creare in Basilicata dopo i fatti di Scanzano Jonico del 2003, sarebbe stato opportuno informare con la massima trasparenza le amministrazioni locali e i cittadini” afferma Patrizia Di Giulio, presidente Ecodem della Basilicata. “Avremmo così evitato una fuga di notizie che ha solo generato preoccupazioni e poco dignitose speculazioni politiche” conclude.

Attualmente nell’impianto di Rotondella sono stoccate sia le barre di combustibile provenienti dall’impianto statunitense di Elk River, sia il combustibile nucleare ottenuto dal riprocessamento di una ventina delle barre (in totale 84), prodotto a Rotondella sino alla chiusura delle attività del 1987. Nel 2011 nell’impianto risultavano stoccati 2310 mc di rifiuti radioattivi ancora da trattare per una completa messa in sicurezza, per lo più scorie di II categoria, ad attività e durata radioattiva media, e 981 mc di rifiuti radioattivi solidi già trattati. Tra i rifiuti radioattivi, vi sono 43 mc di scorie di III categoria (pari all’8% del totale nazionale Sogin), le più pericolose, ad alta attività e/o lunga vita radioattiva, che non sono state ancora condizionate/trattate. A Rotondella deve partire l’impianto di condizionamento (solidificazione nel cemento) del “prodotto finito”, il combustibile ottenuto dal riprocessamento. “Nonostante le infondate indiscrezioni di stampa – precisa Pierluigi Adami – deve essere chiaro che nessun trasporto di barre o altro materiale critico potrà aver luogo prima che si realizzi il loro condizionamento e la loro definitiva messa in sicurezza. Il definitivo smantellamento dell’impianto Trisaia di Rotondella, già deliberato, avrà tempi necessariamente lunghi, sia per la complessità tecnica del decommissioning, sia per capire il destino del deposito nazionale delle scorie radioattive, ancora da individuare. Una cosa però deve essere chiara – conclude il responsabile scientifico Ecodem – un altro caso Scanzano non si dovrà più ripetere.”

Pierluigi Adami – Responsabile scientifico Ecodem

Patrizia Di Giulio – Presidente Ecodem Basilicata

 

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