Venosa Cambia: il nostro punto di vista sulla situazione Covid-19

L’inizio dell’anno 2020 ha visto il nostro Paese impegnato a fronteggiare il diffondersi di un virus che, oltre a portar via un numero elevato di nostri connazionali, ha creato e, purtroppo, continua a creare problemi a tutti i livelli: internazionale, nazionale, regionale e locale. La maggior parte dei problemi e dei disagi che oggi percepiamo è legata alla mancanza di veri e propri piani di gestione dell’emergenza per agenti patogeni tipo, ad esempio, il COVID-19. Infatti, tutte le istituzioni, da quelle nazionali a quelle locali, si sono trovate a gestire un tipo di emergenza che, di fatto, non era sostanzialmente contemplata all’interno dei vari piani di protezione civile. Basti pensare all’elevatissimo numero di ordinanze e decreti che si sono susseguiti anche a distanza di pochi giorni e che hanno messo completamente a nudo la nostra impreparazione a fronteggiare una pandemia di questa portata. È stata palese l’esigenza di dover ricalibrare il tiro, anche a distanza di poche ore seguendo, passo dopo passo, l’evoluzione del contagio. Per dirla in altre parole: è stata palese l’esigenza, purtroppo, di navigare a vista. D’altronde, probabilmente, nulla di più si sarebbe potuto fare se non iniziare a prendere provvedimenti con un po’ di anticipo. E non si sarebbe potuto fare tutto quello che si è fatto senza l’impegno che tutti i professionisti e i volontari hanno profuso a tutti i livelli. Un impegno che è andato ben oltre i doveri dei singoli e che contraddistingue chi opera con la mente e, soprattutto, con il cuore.

In questo contesto, abbiamo seguito tutte le indicazioni e le ordinanze che sono state emanate a tutti i livelli di governo e abbiamo assistito con senso critico alle azioni messe in campo, molte giuste e per alcuni versi perfettibili e, purtroppo, alcune sbagliate, sia nei modi che nei tempi. Tanto avremmo da dire su quello che avremmo fatto noi, ma non è questo il momento. Adesso è il momento della responsabilità ed è proprio al senso di responsabilità che ci appelliamo nei confronti di tutti, soprattutto di coloro che rivestono la duplice veste di cittadini e di appartenenti a forze politiche. Mai come oggi è importante non lasciarsi prendere dalla facile tentazione di cavalcare l’onda dell’insoddisfazione per generare false proteste finalizzate solo a portare consensi ai partiti di appartenenza, o ai gruppi di potere, e nulla ai cittadini. Non è giusto lanciare fumo negli occhi della gente. Purtroppo, a seguito dell’emergenza Coronavirus, per effetto delle ordinanze emesse dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e poiché la struttura venosina è stata individuata come struttura strategica da destinare all’assistenza dei malati di Covid-19, noi Venosini abbiamo dovuto subire un grave disagio assistenziale per la sospensione delle attività del nostro Ospedale. Tuttavia, sulla base dell’analisi della DOCUMENTAZIONE UFFICIALE, trascurando le notizie non ufficiali apparse su post facebook e sulla stampa locale, siamo certi che tutto tornerà come prima. Questo è stato più volte confermato dagli amministratori regionali e dal responsabile della Task-Force regionale a cui è stata affidata la gestione dell’emergenza che già in una NOTA UFFICIALE DEL 18 MARZO SCORSO, dichiarava del completo ripristino della struttura a valle del superamento dell’emergenza (di seguito si propone il link al sito ufficiale della Regione Basilicata dal quale scaricare il documento https://www.regione.basilicata.it/giunta/site/giunta/detail.jsp?otype=1012&id=3064032&value=regione). A dirla tutta, da Venosini, più che chiedere il ripristino dello stato pre-emergenza, dopo aver toccato con mano il fallimento del modello di gestione sanitario implementato nel nostro Paese, chiediamo a tutti i livelli di gestione una revisione delle norme in materia sanitaria, una revisione della spesa sanitaria (che richiede investimenti seri) ed il ripristino dell’Ospedale di Venosa e non solo dell’attuale Presidio Ospedaliero Distrettuale. Lo abbiamo detto e continueremo a dirlo a gran voce: l’accesso alle cure è un diritto sancito dalla costituzione e tutti i cittadini di tutti i territori devono vedere assicurato questo diritto.

Dunque, il nostro invito ai cittadini è il seguente:

  • prendere notizie solo da fonti ufficiali. Purtroppo, c’è gente che non si ferma neanche davanti a situazioni gravi come una pandemia per provare a guadagnare consensi anche a rischio di tensioni sociali. Tensioni che, se avessero semplicemente fatto finta di non leggere i documenti, non hanno mai avuto senso di esistere. E tutto è stato fatto anche mettendo a rischio la salute di persone già debilitate da cardiopatie, o analoghe patologie, che avrebbero bisogno solo di tranquillità in un momento già di per sé difficile;
  • chiedere la riapertura dell’Ospedale di Venosa (inteso come ospedale e non come una sorta di poliambulatorio) esigendo, in modo serio, una revisione del modello di organizzazione sanitaria. Riproponendo l’apertura di ospedali con alto livello di specializzazione, partendo da quelle strutture progettate e realizzate per essere degli ospedali e che negli anni sono state depotenziate fino a ridurle a poco più che dei poliambulatori (quale, per esempio, l’ospedale di Venosa).

A tal proposito chiediamo serietà a tutti gli amministratori e tutte le componenti politiche. NON BARIAMO, NON FACCIAMO FINTA CHE COSE OVVIE (COME LA RIAPERTURA DEL POD VENOSINO, VEDI DOCUMENTI PRIMA CITATI) SIANO IL RISULTATO DI UNA FINTA BATTAGLIA, CREATA AD HOC, PER SPOSTARE L’ATTENZIONE DELL’OPINIONE PUBBLICA DAI PROBLEMI VERI (AD OGGI FORTEMENTE TRASCURATI), AI FINTI PROBLEMI. Prima di creare questo polverone, paventando strumentalmente una eventuale chiusura del POD venosino, sarebbe stato sufficiente leggere la documentazione ufficiale sopra citata per scoprire che quello che oggi viene venduto come il risultato di una battaglia politica, era già scritto nella documentazione ufficiale sopra richiamata (resa pubblica dal 18 marzo scorso).

La campagna elettorale è finita, è tempo di dare risposte ai cittadini. È tempo di mettere in evidenza quanto è stato promesso in campagna elettorale: serietà, discontinuità con il passato e rimettere al centro gli interessi dei cittadini. Invece, stiamo assistendo a una campagna elettorale perenne che toglie risorse all’attività amministrativa. Basti pensare, tanto per dirne una, che a Venosa il bando per i buoni spesa è partito con una settimana di ritardo rispetto a molti altri comuni (per esempio, tanto per citare un comune vicino, il Comune di Lavello ha pubblicato l’avviso pubblico il 1° aprile 2020). Il Comune di Venosa ha pubblicato l’avviso il 6 aprile 2020, per poi predisporre e pubblicare le linee guida legate alla compilazione del bando solo nel pomeriggio del giorno 8 aprile (nel frattempo tante richieste sono state protocollate…). Dunque, chiediamo serietà ed attenzione per i cittadini che oggi, visto il periodo che stiamo attraversando, hanno seri problemi di liquidità. Molti hanno bambini piccoli ai quali non riescono più a garantire un piatto sulla tavola (caldo sarebbe già un lusso). Inoltre, a breve inizierà la cosiddetta “Fase 2”, fase durante la quale potrebbero manifestarsi molti disagi per molti cittadini, ma soprattutto per il “Popolo delle partite IVA”. A loro dobbiamo pensare e concentrare l’azione amministrativa per provare a minimizzare gli effetti della crisi che, purtroppo, si intravede all’orizzonte. Per fare tutto questo abbiamo poco tempo, amministrativamente parlando, ancora meno.

Il gruppo consiliare “Venosa Cambia” invita tutti i cittadini, le associazioni e le componenti politiche a far pervenire istanze affinché tutti assieme possiamo avviare una fase seria di concertazione finalizzata a mettere in campo azioni strategiche concrete finalizzate a tutelare tutti cittadini, con uno sguardo particolare rivolto alle parti sociali più vulnerabili nel momento difficile che stiamo attraversando.

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