Zes Jonica, programmi e tempi rapidi per rilanciare lo sviluppo del Sud. Le dichiarazioni di Pierluigi Diso (Ass. Zes Lucana Taranto-Basilicata)

Il 30.11.2019 l’assessore Cupparo riferì alla stampa: “Solo con una innovativa e ampia strategia
sarà possibile realizzare il brand Basilicata e costruire una regione aperta agli investimenti nazionali ed internazionali in tutti i comparti produttivi ”. Si era da poco conclusa la Riunione d’insediamento Comitato di indirizzo ZES jonica, convocata dal presidente dell’autorità portuale del Mar Jonio. Con l’insediamento del Comitato si dava avvio alla piena operatività della ZES Interregionale Ionica, per finalmente attuare tutte quelle iniziative (?) finora pianificate e condivise tra le istituzioni coinvolte a favore dei territori interessati e ricompresi nel Piano di Sviluppo Strategico. Anzi, l’assessore inviò a Roma una nota per conoscere le modalità di autorizzazione all’elevazione del credito d’imposta a 50 milioni di euro, oltre a promuovere le aree Zes tramite Infocamere.
Così la ZES Jonica sarebbe presto diventata un attrattore di investimenti da parte di imprese italiane ed estere, producendo nuova occupazione. Il presidente Bardi aveva parlato di Zes già nel suo programma elettorale e lo aveva ribadito quando è stato nostro ospite a Matera, ove prese precisi impegni con l’Associazione ZES Lucana cavalcando l’opportunità di favorire le zone economiche speciali, alla presenza di parlamentari e esponenti delle istituzioni. Il 24 febbraio scorso il Comitato di indirizzo è tornato a riunirsi a Taranto per dividersi i compiti di gestione, coordinamento e definizione delle strategie della ZES, per promuoverla in Italia e all’estero. A fine anno e con l’economia internazionale e locale bloccata dalla pandemia, si aspetta la concreta attuazione del Piano Strategico per fornire una spinta forte alla ZES Jonica affinché rappresenti davvero quel volano di sviluppo per il nostro territorio, se è vero che l’Italia ha adottato questo strumento per dare al Mezzogiorno una boccata di ossigeno all’economia che sta vivendo un periodo critico a causa di crisi industriali, a cui si è aggiunta la crisi economica causata dalla pandemia. Serve un hub per gli scambi con l’Estremo Oriente e la Cina in particolare, facendo leva sulla posizione strategica: la Zes jonica è infatti nella migliore posizione per intercettare i flussi che passano dal canale di Suez e per i collegamenti con il Nord Africa. L’affaccio strategico sul Mediterraneo per le due regioni potrebbe aprire una nuova fase di sviluppo e incentivare la ripresa.
Il Comitato d’indirizzo della Zes Jonica deve adesso lavorare a ritmo frenetico e rendere pubbliche
le sue iniziative, perché in molti ancora si chiedono e ci chiedono perché la Zona economica speciale jonica non decolla (o salpa)? A che punto è la piattaforma logistica, utile al grande progetto della nuova Via della Seta, come era stato evidenziato lo scorso settembre in una sessione dedicata alla Belt&Road a Bari? E la Zona Franca Doganale? Campania e Calabria hanno già preso il mare, quella Jonica cosa aspetta? I vantaggi per le imprese insediate o che si insedieranno sul territorio interessato sono stati resi noti? Oppure l’area portuale di Taranto, il polo di Grottaglie, Melfi, Ferrandina e Galdo di Lauria sono lì ad aspettare che la nave attracchi? Le due regioni ed i comuni interessati sono pronti con le aree a ciò destinate, hanno messo mano alle semplificazioni amministrative? Le agevolazioni fiscali previste dal Decreto Mezzogiorno non bastano ad attrarre investitori esteri, ma sono forse i nodi burocratici i primi da sciogliere, perché nei fatti possono ritardare gli obiettivi di fondo della Zes Jonica che deve guardare alla Via della Seta e favorire gli scambi con le economie emergenti del Medio Oriente e del Nord Africa. Nel Decreto Crescita il Ministro Provenzano ha previsto lo stanziamento di 300 milioni di euro a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione per gli anni 2019-2020-2021, insieme a strumenti finanziari che permettono di sfruttare maggiormente la capacità attrattiva e di stimolare lo sviluppo di grandi investimenti nelle aree ZES.
Il Piano per il Sud è un progetto per l’Italia e investire al Sud oggi significa pensare all’Italia di domani; tuttavia le cose fin qui fatte sulle Zes sono chiaramente insufficienti, chissà se il Commissario di governo darà la giusta spinta per far partire la Zes jonica.
Il regime normativo troppo frammentato ha rallentato il decollo di queste aree, creando confusione e incertezza sia da parte degli enti territoriali che da parte degli investitori, impossibilitati ad avere un chiaro scenario regolamentare. In questo caso, esempi di best practice internazionale avrebbero senz’altro aiutato, bastava copiare, invece ……… Nel 2020 si è messa di traverso anche la pandemia che ha reso ancora più evidente l’esigenza di un progresso economico basato sulla produzione e gli investimenti e gli scambi globali, piuttosto che sui sussidi. Gli investitori necessitano di chiarezza amministrativa e normativa e di certezza del diritto, dunque è fondamentale assicurarle per dare centralità allo sviluppo del Sud, grazie al rilancio di queste Zone economiche speciali”.
 
Pierluigi Diso – Coordinatore Ass. Zes Lucana Taranto-Basilicata

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