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Antonietta Benagiano alla cerimonia di premiazione del XXXIII Premio “Letteratura” dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli

Apprezzato intervento, della scrittrice massafrese prof.ssa Antonietta Benagiano, alla cerimonia di premiazione del XXXIII Premio “Letteratura” (legato alla rivista “Nuove Lettere”) dell’Istituto Italiano di Cultura (ICI) di Napoli. Dinamismo culturale con iniziative che producono entusiasmo e nuovi fermenti. Tanti autori italiani e stranieri in primo piano in questa cerimonia di premiazione che si è tenuta nei giorni scorsi presso la gremita Sala “Gabriele D’Annunzio” della sede storica di Napoli.
Al tavolo il Presidente del Premio e Direttore dell’ICI prof. Roberto Pasanisi insieme al Direttore tipografico dell’Istituto Alfonso Longobardi e alla scrittrice poetessa e saggista massafrese prof.ssa Antonietta Benagiano. Dopo il suo cordiale saluto a tutti i convenuti, il prof. prof. Pasanisi ha presentato il Premio con il suo vario articolarsi nelle quattordici sezioni con cui offre agli autori un ventaglio di partecipazione. Ha delucidato, attraverso dotti riferimenti (Horkheimer, Adorno, Marcuse), la linea guida dell’ICI, il suo fondamento etico, civile e sociale nel pensiero della Scuola di Francoforte, spiegando che l’Istituto si apre non solo alla cultura letteraria attraverso molteplici iniziative, anche alle problematiche psichiche e sociali del nostro tempo. Ha poi presentato il Direttore tipografico Alfonso Longobardi, soffermandosi quindi sulla prof. Antonietta Benagiano, illustrando la sua prestigiosa attività di poeta, scrittrice e saggista con pubblicazioni di libri e presenze in Convegni e iniziative culturali e sul suo pensiero non distante da quello dell’ICI.
E’ intervenuta quindi la prof. Benagiano, la quale ha rivolto un sentitissimo grazie al Presidente che, attraverso il Premio, offre anche la possibilità di ascoltare nuovi frutti letterari, per gli autori nutrimento necessario nel nostro tempo tecnologizzato. Nel suo intervento ha fra l’altro ricordato Proust, il suo ritenere che pensieri, memorie, emozioni e sentimenti, col passare degli anni, incalzino sempre più nel soggetto scrittore o poeta, chiedano quello spazio che solo la scrittura può dare. Ha parlato dell’esigenza umana della gratificazione, cui il Premio va incontro, della garanzia del Premio “Letteratura” per essere giunto alla XXXIII edizione e soprattutto perché parte dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli, da decenni diretto, insieme a un Comitato internazionale di alto livello, dal Prof. Roberto Pasanisi, intellettuale egregiamente impegnato su un amplissimo fronte culturale, attento anche al civile e al sociale, come pose in rilievo il già Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un telegramma del 2006. E ha confessato la sua difficoltà di dare ad una delle tante attività del Prof. Pasanisi la priorità, se al poeta scrittore saggista italianista poliglotta traduttore e giornalista, oppure al direttore di Istituti e Dipartimenti psicologo clinico e docente anche in Atenei esteri, o all’Editore di cinque Collane editoriali di riviste e antologie, o ad altro ancora. E’ passata poi a dare preminenza alla letteratura, agli autori venuti anche da Atenei esteri. Ha accennato alle cause della perdita di potere e autorità dei cosiddetti “lavoratori della conoscenza”, all’adeguarsi, anche da parte dei livelli alti della poesia e del romanzo, agli stereotipi cui il pubblico dei lettori si è conformato, vale a dire a quella scrittura facile che comporta minore fatica per chi legge, ma anche per chi scrive, perché non necessita di cultura e riflessione, si sostanzia solo del mondo presente dove prevalgono l’insulso e l’utile, l’esaltazione tecnologica con quel che i social offrono mentre cresce l’alienazione, la solitudine pur nelle migliaia di amici. E ha ricordato Wittgenstein per il quale i problemi vitali dell’uomo restano, anche se tutte le domande scientifiche potranno avere risposta, ma ricorda pure la funzione che Calvino assegnava alla letteratura (“proporsi grandi imprese”), riflettendo che l’impresa maggiore è ricostruire l’anima sottrattaci da avidità e aridità. Ha concluso con l’invito ad ascoltare i pensieri, la musica dolce e amara, triste e gioiosa dell’anima degli autori.
Il Presidente è quindi passato a menzionare per ciascuna delle varie sezioni (quattordici – edito e inedito – fra poesia singola, silloge, racconto, raccolta di racconti, romanzo, articolo, saggio) il relativo vincitore o talora i relativi vincitori, porgendo loro una elegante pergamena di attestazione e in dono dei libri editi dall’ICI. Sono i vincitori non solo studiosi delle humanae litterae e della psiche, impegnati taluni anche in attività relative a scienza e tecnica, al diritto, o con affermazioni nelle arti, nella musica, ma appassionati tutti della scrittura.  A ciascun autore premiato il Presidente ha dato la possibilità di motivare l’opera, di leggere la poesia o dei passi significativi del racconto o del romanzo, dell’articolo o del saggio. Grande silenzio e attenzione piena da parte degli altri nell’ascolto delle variegate voci letterarie con il pervenire del soffio dell’anima dell’altro, del proprio simile. Il conversare letterario è proseguito poi nel corso della cena sociale con cui si è chiusa la serata del XXXIII Premio “Letteratura” dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli.

Nino Bellinvia

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