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Caso IISS Majorana, la scuola come impresa

Come Unione degli studenti intendiamo esprimerci sull’inchiesta che riguarda la preside Petruzzelli del Majorana. Già in passato ci sono stati dei problemi riguardo il contributo volontario. Effettivamente quest’ultimo era imposto agli studenti a cui era detto che se non avessero pagato la quota non si sarebbero potuti iscrivere all’anno successivo. Nello stesso giorno in cui la ministra Giannini presentava il documento della Buona Scuola nell’auditorium di quest’istituto, senza far entrare nessuno studente che non fosse stato scelto dalla preside , noi eravamo al di fuori dell’istituto, davanti ai cancelli assieme agli studenti del Majorana a contestare la docente Petruzzelli e la Ministra. Abbiamo aspettato che tutti i presidi delle scuole uscissero per incontrare la Petruzzelli con la quale abbiamo avuto un’accesa discussione. Dopo un pò di tempo la questione del contributo si è risolta. È passato non tanto tempo da allora e quelle linee guida che la ministra aveva presentato come la migliore riforma per la scuola pubblica costruita dal basso, sono diventate legge. Dalle ultime inchieste è evidente come la preside Petruzzelli era già da prima uno di quei preside manager di cui la riforma parla. La scuola era la sua piccola impresa. Gli studenti ed i docenti i suoi lavoratori sfruttati e i privati i colleghi perfetti. In maniera del tutto autoritaria, senza nessun dialogo con il personale ata, i docenti e gli studenti, ha cominciato ad affittare dei locali dell’istituto. In accordo con un organizzatore esterno ha affittato l’auditorium e la sala ristorante-bar per organizzare feste private fuori dall’orario scolastico. Per la ristrutturazione di questi spazi ha speso circa 70mila euro dai contributi ma, per preservarli, sono inaccessibili agli studenti che, per svolgere le regolari attività curriculari,sono costretti ad utilizzare l’atrio esteriore. Questo è allucinante ed inaccettabile ma lo scandalo non finisce qui. È venuta anche fuori una convenzione con la società ASD ASEM Volley Bari per l’anno scolastico 2013/14. Viene quindi messa a disposizione della società sportiva la palestra del plesso di Palese e il pullman dell’istituto, dietro un corrispettivo di 1200 euro. Il verbale fa riferimento anche ad altre società. Voci dall’interno parlano anche di una scuola di danza. Questo è reso ancor più credibile dalla dichiarazione di un docente che ha riferito agli ispettori:“La palestra della sede di Palese, essendo stata affittata a privati nelle attività pomeridiane, è stata arredata ricoprendo con degli specchi le pareti. Questo inibisce e rende pericoloso l’uso della palestra stessa in ore scolastiche“, col risultato che, come avviene per il ristorante, agli studenti sarebbe inibito l’accesso alla palestra, per preservarla a beneficio dei privati che la fittano.” Già qui osserviamo il risultato che provocano la gestione autoritaria di una scuola da parte della preside e l’effetto dei privati nella scuola. Nel 2014 è stata costituita la Società Cooperativa Sociale Majorana, con presidente del consiglio di amministrazione la professoressa Paola Petruzzelli, e con membri del CDA i docenti Rosanna Brienza e Lorenzo Griglia. Dal sito della scuola risulta che: “Studenti dell’Istituto Superiore Alberghiero Ettore Majorana di Bari, si sono costituiti in cooperativa per poter lavorare, con regolare contratto, dopo il diploma”. Di fatto la società conta solamente due dipendenti, non è chiaro quindi da chi è effettivamente gestita. Questo vuol dire che la docente potrebbe guadagnare da feste ed eventi organizzati utilizzando materiale, manodopera, alimenti dalla scuola naturalmente gratuitamente. Ci sono fatture per forniture alberghiere a carico della scuola e alcuni collaboratori dichiarano di aver dovuto lavorare in masseria fuori dal l’orario scolastico ma i movimenti non sono molto chiari e questo è affiancato dalla mancanza di registri e scritture di magazzino per monitorare l’uso dei beni scolastici. Non si è a conoscenza di quali materiali siano stati usati e per quali ragioni , nè perché gli studenti debbano lavorare per questa cooperativa. La scuola inoltre aveva vinto un progetto con la coop per far acquisire le competenze per produrre birra artigianale dagli studenti. Anche qui ci sono delle perplessità riguardo al corso, nel momento in cui è realmente a titolo dimostrativo. Nel corso non è stata fornita alcuna specifica nozione di chimica o di tecniche che potessero mettere i ragazzi in condizione di riprodurre la stessa ricetta eseguita, figuriamoci elaborarne una propria. In ogni caso con i soldi del progetto, 3.908 euro euro, la docente paga al birrificio Cafara la somma di 2.740,61 euro, ricavando un utile di 1.167,39 euro iva inclusa, non vendendo dunque effettivamente la birra artigianale preparata dagli studenti. Dunque si sta effettuando una semplice attività commerciale, che esula dalle attività didattiche e istituzionali. Attività per cui è necessaria una gestione economica con scritture separate, cosa che alla scuola manca, ammesso che questi soldi siano finiti effettivamente nelle casse della scuola. Tutto questo è scandaloso. Come Unione degli studenti riteniamo siano necessari degli interventi giudiziari sulla preside. Questa preside è l’emblema del preside manager e dunque della Buona Scuola.Una riforma che non fa altro che peggiorare delle condizioni già critiche nelle scuole.La scuola non può essere un’impresa per soddisfare gli interessi di qualcuno ma un luogo di crescita sano per gli studenti che devono poterla vivere serenamente essendo coscienti di ciò che accade poiché coinvolti nelle decisioni.
Unione degli Studenti Bari

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