Foggia, torna lo spettro dell’emergenza rifiuti e dei licenziamenti di Amiu

Torna lo spettro dell’emergenza rifiuti a Foggia. E, a ruota, anche dei licenziamenti. I 6 mesi dell’ordinanza regionale che permette ad Amiu di operare nel capoluogo dauno sono quasi trascorsi, e il comune non ha ancora definito il futuro del servizio di igiene urbana in città. C’è solo una manifestazione di interesse ad entrare in società con Amiu, col 30% delle quote, ufficializzata in un incontro in Prefettura voluto dai sindacati la scorsa settimana. Il conto alla rovescia per l’invio delle nuove lettere di licenziamento da parte di Amiu agli ex dipendenti Amica è già partito: la prossima settimana il presidente Gianfranco Grandaliano dovrà farle partire, 45 giorni prima della scadenza dell’ordinanza, come legge vuole, se il Comune non firmerà ufficialmente il documento sul percorso da seguire. Intanto, monta la preoccupazione di Cisl Uil ed Ugl, che ieri hanno tenuto un incontro col sindaco Mongelli per sollecitarlo a fare in fretta: la Regione Puglia, senza un percorso certo, non firmerà la proroga. Ed in corso Garibaldi i tempi si stanno allungando pericolosamente.

La manifestazione di interesse, infatti, è passata da semplice atto di giunta ad una proposta ingarbugliata, specie per il consiglio comunale che arriverà in aula solo martedì prossimo. E, stante questo quadro, basterebbe che solo 1-2 consiglieri si oppongano, e il castello crolla. Le domande di sprecano: perché è stato accumulato tutto questo ritardo? Perché allungare vistosamente i tempi, portando la proposta in consiglio, se l’atto non ha alcuna valenza pratica dal momento che è una mera manifestazione di interesse del Comune di Foggia sulla quale l’ultima parola spetterà proprio ad Amiu?

I più maligni, secondo rumors, vedono sullo sfondo l’ennesimo tentativo trasversale di Pd e Pdl di provare a deviare il percorso già definito per fare entrare in gioco nuovamente la Smat, la società consortile del comune di Foggia la cui proposta di gestire il servizio rifiuti, però, è già stata bocciata dal Tribunale, che sancì la mancanza dei requisiti in capo alla società per operare in una città delle dimensioni di Foggia.

 

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