Il futuro del Gruppo Leonardo resta ancora incerto

Il futuro del Gruppo Leonardo resta ancora incerto e nessuna soluzione può, al momento, essere esclusa. Secondo quanto dichiarato dal management aziendale l’impatto Covid ce lo trascineremo per il 2020, 2021 e parte del 2022. Leonardo prevede un riavvio nel quarto trimestre 2022 per tornare nel 2023 alla pre crisi. Il clima di incertezza si percepisce non poco tra i lavoratori del sito di Grottaglie. Le forti difficoltà per lo stabilimento di Grottaglie sono dovute all’effetto Boeing, alle prese con la crisi del trasporto aereo anche a causa del Coronavirus. L’azienda americana, infatti, ha annunciato una riduzione dal 2021 della produzione di grandi aerei di linea,ovvero i jet 787 e 737.
«La riduzione dei volumi produttivi – spiega la Rsu della Fim Cisl, Angela Sansonetti – merita la massima attenzione da parte delle istituzioni. Comprendiamo le difficoltà prodotte dall’emergenza sanitaria, ma nello stesso tempo non capiamo perché a pagare il conto più alto debbano essere le lavoratrici e i lavoratori». Il tempo scorre inesorabile e l’orizzonte appare sempre più nebuloso.
«Dopo la recente assemblea – aggiunge Angela Sansonetti – è emersa una necessità di unione sindacale, per poter far luce sulla mancanza di lavoro, non solo dovuto al Covid, ma evidente da tempo a causa della monocommittenza. Occorre coinvolgere in maniera unitaria le parti sociali e la politica regionale, (che ha investito fortemente per la realizzazione dello stabilimento) per cercare di scalfire il muro di silenzio e omertà che si è creato all’interno della governance Leonardo». Emergenza sanitaria a parte, per la Fim Cisl è importante mantenere centrale lo stabilimento di Grottaglie.
«Da parte del management registriamo maggiori investimenti sugli stabilimenti del nord, qualcosa a Foggia e Pomigliano, mentre a Grottaglie il nulla. Negli anni passati, abbiamo assistito ad un taglio secco e numeroso di lavoratori dell’indotto; segnale che già lasciava presagire tempi cupi.
«Oggi, anche solo una riduzione di personale – spiega – o una eventuale cassa integrazione sarebbe l’ennesima sconfitta di un territorio già minato da tanta disoccupazione. Questo stabilimento era la bandiera del riscatto di questo territorio. Una fabbrica tra le più giovani d’Italia e proprio per questo più fragile e debole; la giovane età delle lavoratrici e dei lavoratori, i freschi
debiti dei mutui, i figli piccoli sono solo alcune delle difficoltà correnti. Non è dato di sapere il piano industriale si continua a lavorare come forsennati per creare quante più scorte possibile che vengono immagazzinate, la realizzazione di un nuovo capannone per stipare le fusoliera in attuale esubero – conclude Angela Sansonetti – sono tutti segnali e presagi di tempi grami e situazioni difficili”.

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