Pisticci festeggia la Madonna delle Grazie, protettrice dei campi

Una ricorrenza antica che si perpetua nel corso degli anni in un culto che non viene mai meno. A Pisticci e in molte località del sud la Madonna delle Grazie  è considerata la patrona e protettrice dei campi, forse perché la sua chiesetta è ubicata in aperta campagna. A lei i contadini facevano ricorso nei periodi di maggiore siccità. Quella del 1807, che si protrasse per oltre un anno con i raccolti danneggiati, è ricordata tra le più funeste. Per invocare la pioggia, contadini, proprietari e galantuomini, tutti insieme,  condussero in processione la statua per il paese, con l’arciprete Pietro Laviola in testa al lungo corteo. Un rito che si ripeteva spesso e che vedeva la Madonna “relegata” in esilio in un’altra chiesa almeno fino a quando non cominciava a piovere.  E’ ancora vivo in tutti il ricordo del parroco che nel corso degli anni sessanta, affacciandosi sul muretto di corso Margherita a Pisticci, che spazia sulla Valle del Cavone, benediceva con l’acqua santa i campi ormai fecondati. Ma si invocava l’intercessione anche di S. Vito la cui statua fu portata in Chiesa Madre dopo una terribile invasione di cavallette che distrusse il raccolto e riportata nella sua sede naturale, subito dopo, quando ormai il pericolo era passato. Levi nel “Cristo” ha rievocato una di queste processioni con il prete Traiella caricato quasi a forza su di un mulo per invocare la pioggia e benedire i campi. Nel corso di queste manifestazioni in cui il sacro di univa al profano i contadini invocavano la pioggia recitando anche preghiere blasfeme ed improvvisate ed i canti della trebbiatura, vendemmia, raccolta delle olive. La chiesa, in genere, non ha mai condiviso il proliferarsi di queste cerimonie profane, che spesso ha condannato ma talora ha pure ha cercato di tollerare. Il Sinodo in cui si discusse in maniera più ampia del problema fu quello del 1657 in cui si vietò gli abominevoli spettacolo, come furono definiti questi rituali, minacciando la scomunica. “Ordiniamo. inoltre ai Parrochi, che, dopo aver fatto la dovuta monizione, di porre veto più assoluto a cantilene e riti profani. Saranno da noi severamente puniti similmente i Parroci se non invigileranno sopra di ciò con quella accuratezza che è dovuta.” Una Visita Pastorale che ci riguarda più da vicino è quella del 14-15 maggio 1544, dell’arcivescovo, poi cardinale, Giovanni Michele Saraceno, che rimase alquanto sconcertato dalla diffusione dei riti propiziatori e minacciò di scomunica quanti li praticavano o favorivano. Similmente aveva fatto mons. Vincenzo Giustiniani, vescovo di Gravina, nel corso della “ispezione” a Pisticci del dicembre 1595, vivamente preoccupato dell’intensificarsi delle pratiche. Ma le ammonizioni dei prelati non sortirono mai l’effetto desiderato: i rituali nei contadini erano così fortemente radicati nel costume, tanto da diffondersi in maniera ancora più capillare e profonda. L’ultimo di questo risale al 12 dicembre 1979, quando la Madonna delle Grazie fu portata ancora una volta i processione dai pisticcesi accompagnata dall’arciprete, che fu rimproverato dal suo ordinario che aveva letto la notizia sui giornali. Come per incanto qualche giorno dopo la pioggia si scatenò. La Madonna aveva ascoltato le preghiere dei contadini e compiuto il miracolo. Non pioveva da quasi un anno. La chiesa rientra sotto la giurisdizione della parrocchia di San Pietro e Paolo. Nell’interno, si possono ammirare rivestimenti e fregi in puro stile barocco, mentre la statua della Madonna, realizzata in legno veneziano, è stata più volte restaurata. Un tempo la cappella apparteneva alla Magnifica Università, che vi teneva spesso incontri, promuovendo iniziative e funzioni religiose. Molto probabilmente, la chiesetta è stata costruita in seguito alla distruzione di una piccola omonima cappella, causata da uno smottamento del terreno, che nella località è stato sempre fragile. Non se ne conosce l’autore, ma, secondo alcuni, fu progettata da mastro Selvaggi di Pomarico. Nel 1799 la Cappella di Santa Maria La Grazia, come era chiamata, era mantenuta dalla generosità dei fedeli e non aveva alcuna rendita.

Giuseppe Coniglio

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