Peste suina, Cia Basilicata chiede un piano di abbattimenti efficace

“Crediamo sia il tempo di agire con tempestività e razionalità per evitare ricadute economiche e sociali irreparabili, prendendo esempio dai Paesi Ue che hanno eradicato in poco tempo la malattia di cui il cinghiale è il principale vettore. La PSA -studiata da decenni e non trasmissibile all’uomo- è, infatti, altamente pericolosa per i maiali e potrebbe avere un impatto fortemente negativo sul mercato suinicolo, da cui dipende l’industria salumiera, fiore all’occhiello del Made in Italy agroalimentare. Il peso della Peste suina non può ricadere tutto sulle spalle degli allevatori che nella zona infetta subiscono il danno economico del macello immediato di capi sani, mentre i cinghiali circolano in libertà. Questo dopo aver messo in campo tutte le costose misure di biosicurezza e prevenzione previste”. Così si è espresso il presidente Cia Basilicata, Dino Scanavino, che da anni auspica la riforma della Legge 157/92.
“E’ necessario agire in modo razionale nella gestione della biodiversità, riequilibrando il rapporto fra uomini e ungulati e bilanciando gli interessi fra le diverse categorie di cittadini, siano essi cacciatori, allevatori o ambientalisti, guidati esclusivamente dai criteri del rigoroso controllo scientifico. – ha detto Scanavino – La riduzione della densità di popolazione dei cinghiali andrebbe organizzata con un prelievo selettivo, tramite figure qualificate come il coadiutore e con l’utilizzo di visori notturni e altri strumenti innovativi. Bisogna, inoltre, impedire lo spostamento dei selvatici fuori dal perimetro dell’areale infetto tramite le recinzioni e il foraggiamento artificiale”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *