Serata evento l’1 settembre al Castello di Venosa dedicata al coraggio delle donne

Debutto alla Festa del Teatro 2015 di San Miniato (Pisa) e la prima romana, arriva anche in Basilicata, per iniziativa della Fondazione Alessandra Bisceglia W Ale Onlus, lo spettacolo “Ogni volta che guardi il mare”. L’appuntamento è per martedì 1° Settembre al Castello Pirro del Balzo di Venosa (ore 20.30). Scritto dalla giornalista Mirella Taranto, diretto da Paolo Triestino e interpretato dalla palermitana Federica Carruba Toscano, il monologo è un omaggio a Lea Garofalo, testimone di giustizia, strangolata e bruciata per ordine della ‘ndrangheta nel 2009, all’età di 35 anni, per non essersi sottomessa al sistema di faide, vendette e criminalità in cui erano invece sempre vissuti la famiglia di origine e il compagno, Carlo Cosco.
Le parole di Sara (trasfigurazione scenica della figlia di Lea, Denise, che oggi ha 24 anni e vive in regime di protezione per aver contribuito all’arresto del padre e dei suoi complici) rappresentano un commiato e un gesto di profondo amore per una madre di cui si ricordano innanzitutto la risata, “quell’esplosione improvvisa che uccideva la paura”; la capacità di nutrire speranza, nonostante le innumerevoli sofferenze, riponendola negli “angoli del cuore”; il coraggio di dire no a un universo in cui regole non scritte stabiliscono ogni cosa; l’insegnamento del valore dell’indipendenza e dell’amore, inteso come “libertà assoluta, di andare e di tornare, di scegliere la via, anche se questa portava lontano. Perché l’amore è anche lasciare, quando restare significa tradire se stessi”.
Proprio il coraggio e la fermezza di questa giovane donna, che ama le parole in una famiglia in cui da generazioni le “fimmane” sono state obbligate al silenzio, ci permettono di accostarla alla figura di Alessandra Bisceglia, scomparsa a soli 28 anni per una rara patologia vascolare dopo non essersi mai arresa e aver fatto della comunicazione il suo mestiere. Alessandra, nata proprio a Venosa, nella sua pur breve vita è riuscita a vincere sulle limitazioni imposte dalla malattia e a realizzare i propri sogni più grandi: diventare giornalista professionista e collaborare in qualità di autrice a numerose trasmissioni Rai. La determinazione e la forza di Lea e Alessandra sono in fondo le stesse, anche se dirette contro due “nemici” diversi: da un lato il mondo criminoso della Locride, dall’altro la patologia rara con il suo carico di sofferenza e ostacoli. Per usare le parole di Alessandra, sia lei che Lea nella loro vita hanno dovuto “combattere per tutto il tempo”.
“Ogni volta che guardi il mare” si ispira liberamente alla vicenda di cronaca ma nasce dal puntuale studio delle carte processuali e degli articoli dell’epoca e dalla profonda conoscenza dei luoghi e del dialetto (che ogni tanto fa capolino là dove l’italiano non riesce a veicolare ora forza, ora dolcezza o prepotenza) da parte dell’autrice, di origine calabrese anch’essa. Attraverso i ricordi, animati anche da colori, profumi, episodi e figure familiari come quella di zia Carmela, rievocata, come tutto il resto, con cuore e mente profondamente nostalgici, Sara – che trova nella Carruba Toscano una mirabile ed intensissima interpretazione, sottolineata dalla regia esperta, creativa ed elegante di Triestino, già riuscito a evocare la Calabria con estrema sensibilità nel monologo “Il custode” da lui diret to e interpretato – ci guida in un viaggio nei luoghi dove è nata e ha trascorso l’infanzia, una terra che “non è posto da mezze misure” e dove persino la Vergine Maria, in processione, si ferma ad onorare la casa del boss, tanto da far pensare che “devono averci cambiato il catechismo a noi, devono averci concesso un’edizione ridotta”. A quella regione, da cui è dovuta fuggire con la madre alla ricerca della salvezza, Sara non può fare a meno di tornare, richiamata con prepotenza da un mare che, bambina, credeva di intravedere anche dove non era.
Affrontando il tema dell’illegalità, dell’omertà e della violenza, Mirella Taranto riesce a consegnarci, sempre lontana da ogni retorica e da ogni facile atto d’accusa, il ritratto di due donne poetico ed epico, spiritualmente laico eppure così terrigno, come solo chi ama la parola e le proprie origini riesce a restituire.
L’ingresso prevede un contributo libero che sarà destinato a sostenere i numerosi progetti della Fondazione Alessandra Bisceglia W Ale Onlus che dal 2009 sostiene la realizzazione di interventi di sostegno in favore di bambini e adulti che sono affetti da malformazioni vascolari e promuove lo studio e la ricerca nel campo delle anomalie vascolari.

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