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Un lucano doc nella metropoli lombarda

Antonio Palma Barbalinardo, pisticcese trapiantato a Milano ma che non rinnega mai i natali ed i suoi trascorsi nella terra degli avi, si conferma ancora una volta il vero ambasciatore della Lucanità e il ponte ideale di collegamento tra i lucani autoctoni e quelli che si sono trasferiti nel nord per motivi di lavoro. Ed in tale ottica si colloca al fianco dei tanti corregionali che si sono affermati altrove per le doti di intraprendenza, impegno e lavoro. Anche nel corso della presentazione dei suoi due ultimi libri nella sala consiliare del comune di Pisticci, è stato ribadito che Barbalinardo è ormai il vanto ed orgoglio della Basilicata e del suo paese, un uomo che si è fatto da solo, a prezzo di duri sacrifici, conseguendo risultati straordinari nel campo del lavoro, del sociale e del volontariato. Non la figura classica dell’emigrante dalla valigia di cartone che parte per trovare lavoro, ignaro del suo futuro. Barbalinardo sa invece quello che vuole, consapevole dei suoi mezzi e della sua dimensione umana; ha studiato, ha già un lavoro dignitoso in Valbasento ma non lascia il certo per l’incerto. Nella metropoli si afferma ed occupa un posto di responsabilità nella sua fabbrica ma quello che maggiormente gli fa onore e gli rende merito è il profondo legame con la sua terra, la sua famiglia. È suggestiva una immagine riprodotta in una sua precedente pubblicazione che ritrae la madre che indossa con legittimo orgoglio il costume della pacchiana in piazza Duomo a Milano, sul solco delle prime donne pisticcesi che si recavano a lavorare all’Anic indossando l’abito tradizionale, che suscitava la curiosità dei tecnici venuti dal nord, e che nemmeno il progresso e il boom economico degli anni ’60 riuscivano a cancellare. In Valbasento Barbalinardo si fa apprezzare per volontà e dinamismo, in una fase in cui pure persistevano rapporti non facili tra il paese e il Quartiere Industriale, due blocchi distinti e separati a causa di mentalità troppo diversificate. Dopo il lavoro e la famiglia, il volontariato è l’altro aspetto che caratterizza la sua personalità, non è disgiunto nè secondario, anzi ne è parte integrante. Ed in questo ruolo occupa un posto di grande rilievo, tanto da essere additato come esempio da perseguire per il nobile fine umanitario. Il volontariato è ormai la sua seconda famiglia, cui dedica le medesime cure e attenzioni, sensibile verso i diversi, i poveri, gli afflitti, i sacerdoti anziani, in una incessante nobile gara di solidarietà. Antonio non dimentica i sofferti anni della sua infanzia e questo lo fa forte e vicino alle persone sfortunate. C’è poi un quarto aspetto di questa eclettica personalità, quella di autore di pubblicazioni senza velleità o ambizioni letterarie. Affidare agli scritti esempi ed esperienze di vita vissuta affinché siano tramandate ad altri è forse il modo migliore per sentirsi uniti e vicini. Ed in tale ottica tutti i libri di Antonio Barbalinardo costituiscono un ponte ideale di collegamento tra i lucani di Lucania, i lucani del Nord ed i settentrionali. Libri che trasudano di Lucanità ma che pure dimostrano che mettendo insieme la grande volontà e determinazione dei lavoratori lucani e l’intraprendenza e le risorse dei settentrionali si possono conseguire mete più ambiziose. Questo è forse il messaggio più importante che Barbalinardo vuole trasmettere. Gli ultimi libri che trattano di volontariato, presentati a Pisticci “Da Croce Verde Musocco a Croce Verde Sempione” e “Da Circolo Culturale a Fondazione Carlo Perini”, con interventi dell’assessore Francesco D’Onofrio, del vicepresidente della Provincia Angelo Garbellano, dei prof. Giuseppe Coniglio, Dino D’Angella, Domenico Miolla, e presentazione di Giuseppe Sigismondo, possono stimolare a fare meglio e di più, ad operare non con le parole ma con i fatti. Altre opere scritte da Barbalinardo: “Dal Sud al Nord. Un lucano trasferito nella metropoli lombarda. 25 anni di volontariato sociale e civile.”; “L’agricoltura italiana nei suoi rapporti con l’Europa” (in collaborazione con Antonio Iosa). Tra i riconoscimenti Il Panettone d’oro, premio alla virtù civica; l’Attestato e Medaglia d’Oro della Provincia di Milano nella Giornata della Riconoscenza; la Statua Bronzea del beato don Gnocchi, per i 30 anni di volontariato dalla fondazione.

G. C.

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