Zone franche urbane, perdere i 75 milioni sarebbe una follia

“Non possiamo permetterci di perdere i vantaggi offerti dalle Zone Franche Urbane.” Ad affermarlo il presidente di Confapi Matera, Enzo Acito, che accoglie con molta preoccupazione l’allarme lanciato dall’assessore alle Attività produttive del Comune di Matera Giovanni Scarola. “Condivido l’invito rivolto dall’assessore Scarola al presidente della Regione Basilicata e ai parlamentari lucani a ripiegarsi sulla questione per impedire che i 75 milioni di euro destinati alle Zone Franche Urbane vadano persi. I programmi di defiscalizzazione per la creazione di piccole e medie imprese – ha sottolineato il presidente Acito – sono un incentivo per creare sviluppo e lavoro, una occasione numericamente importante che risponde alla necessità di alleggerimento della pressione fiscale.”
Opportunità che se estesa a tutte le aree a destinazione produttiva dei comuni della Basilicata, come suggerito dall’assessore, avvierebbe un concreto programma di rilancio del tessuto imprenditoriale lucano. “Uno sguardo lungimirante, capace di una visione concreta del futuro, coglierebbe la portata di cambiamento positivo dell’esperienza ZFU che questo territorio non ha ancora avuto il piacere di fare. Il nostro – ha sottolineato il presidente di Confapi Matera – rimane un sistema economico che si fonda sulla rete capillare delle microimprese, realtà piccole dal punto di vista dimensionale, ma fondamentali per la qualità delle loro produzioni e, spesso, per la loro diffusione. La crisi economica e le sfide del futuro pongono le microimprese di fronte a un bivio difficile ed è questo il momento di scelte importanti. Le sfide della globalizzazione e la concorrenza dei mercati emergenti costringono questo mondo a ripensarsi, a investire in conoscenza e cultura per sopportare le pressione delle nuove realtà. Le sfide del futuro possono essere vinte se, ognuno per la propria parte, si impegna nell’innovazione, nell’assunzione di una visione integrata dei problemi e dello viluppo economico, nell’orientamento a cooperare.”
Perdere queste risorse avvalorerebbe il disegno contrario a quello di sviluppo che dobbiamo inseguire, un progetto dove in prima fila deve esserci la riqualificazione e il potenziamento del sistema delle aree produttive esistenti e la creazione di nuove favorendo l’aumento di competitività e di produttività, di iniziative imprenditoriali nei settori già presenti che hanno dimostrato buone capacità di crescita, anche agendo sul completamento e irrobustimento di filiere e distretti e sulle attività produttive connesse con l’uso di risorse naturali e culturali locali.
“E le ZFU finanziate – ha concluso Acito – non sono altro che questo: favorire la nascita e la localizzazione di nuove attività e nuove imprese in un’ottica di valorizzazione dei cluster e delle filiere produttive. L’Italia ha il peso fiscale più alto in Europa e la produttività della pubblica amministrazione più bassa di tutti gli altri paesi, per ridurre il debito e tornare a crescere dobbiamo sostenere le imprese.”

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