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Caro energia e materie prime, meccanica e automotive in allerta

La corsa al rialzo dei prezzi dell’energia rischia di diventare una grave minaccia per l’intero comparto della meccanica ed elettronica della regione. A lanciare l’allarme è Carlo Carulli, presidente della sezione a cui fanno riferimento le imprese del settore: “C’è forte preoccupazione per le ricadute del caro bolletta sulle nostre imprese, di cui molte ad alto consumo energetico e per di più già alle prese con le pesanti ripercussioni legate alla scarsità di materie prime, soprattutto di semiconduttori. L’incremento dei prezzi di quasi tutte le commodities e dei trasporti logistici ha di fatto raddoppiato i costi di produzione di molte aziende in meno di un anno.  Gli aumenti ormai insostenibili di elettricità e gas minano fortemente la capacità competitiva del nostro tessuto produttivo, dal momento che l’Italia è il Paese maggiormente interessato dai rincari. Fatto che penalizza in modo particolare le aziende del settore e tra queste soprattutto quelle del comparto automotive che in questo momento hanno l’imperativo di trovare nuove condizioni di competitività. Bisogna evitare che le dinamiche speculative rendano persistente l’impennata dei costi delle materie prime. La carenza dei semiconduttori ha già fortemente penalizzato la continuità produttiva dello stabilimento Stellantis di Melfi e del suo indotto”.

Dal presidente Carulli, dunque, l’appello al Governo a intervenire in maniera urgente per tamponare l’emergenza: “C’è bisogno di interventi tempestivi, mirati a calmierare i prezzi, attraverso ristori e taglio alle accise. Una delle possibili soluzioni da adottare nell’immediato potrebbe anche essere la fissazione dei prezzi per norma. Le risorse per finanziare tali provvedimenti potrebbero arrivare tassando gli extra profitti, senza fare ulteriore ricorso a nuovo indebitamento”.

Al di là delle necessarie misure tampone, occorre ragionare anche in una prospettiva di più ampio respiro, intervenendo in maniera decisa sulle dinamiche di mercato e sulla contrattualistica di approvvigionamento con la Russia e gli altri principali produttori. “È arrivato finalmente il tempo – spiega ancora Carulli – di superare l’approccio meramente ideologico e avviare una riflessione compiuta sulle produzioni da fonti alternative al fossile utilizzate anche negli altri Paesi, con un approccio orientato alla neutralità tecnologica, da cui dovranno conseguire scelte coerenti, a partire dalla semplificazione delle procedure autorizzative per l’utilizzo di fonti rinnovabili. A proposito di queste ultime, bisognerebbe prendere in seria considerazione la proposta di incentivare le imprese ad investire nelle rinnovabili utilizzando e rinforzando lo strumento del bonus ristrutturazione, innalzando il valore dello stesso fino al 100 per cento  per quei beni che consentano alle imprese energivore di realizzare un forte risparmio in tempi brevi. Sarebbe un modo virtuoso di utilizzare parte dei fondi nazionali e regionali del PNRR destinati all’efficientamento energetico.  Proprio le dinamiche delle ultime settimane ci stanno restituendo l’urgenza che ha l’Italia di superare la debolezza strutturale dovuta alla eccessiva dipendenza dalle forniture estere. A tal proposito occorre, e si può, anche aumentare la produzione di gas italiano”.

Altra priorità è sostenere economicamente e finanziariamente le imprese della filiera automotive che sono alle prese con una delicata riconversione industriale spinta dai nuovi target della transizione ecologica. “Entro il 2035 – aggiunge il presidente di sezione – l’Italia dovrà dire addio ai motori a combustione interna. Abbiamo il dovere di essere molto chiari sul tema. Prima di fissare questo obiettivo bisogna considerare l’intero ciclo di vita delle auto elettriche ed oggi questo ci dice che con le attuali condizioni di produzione energetica non si raggiunge un vantaggio ambientale se non dopo molti chilometri di percorrenza. Pertanto, prima di pensare a produrre motori elettrici, occorre produrre energia pulita. Ritorniamo, quindi, alla necessità di una strategia chiara sulle fonti alternative e sulla semplificazione delle procedure sulle energie rinnovabili. Anche la Regione può fare la sua parte. E’ evidente che il comparto subirà in maniera più dirompente la transizione ed è quello in cui si concentra una buona fetta delle aziende di componentistica. Per traghettare queste aziende verso l’imponente ed imprescindibile riconversione industriale occorrono risorse ingenti che non possono venire esclusivamente dalle imprese. Diventa quindi cruciale che il Governo e la Regione sostengano con provvedimenti ad hoc i pesanti investimenti in impianti e formazione che dovranno essere necessariamente realizzati.

Così come è altrettanto cruciale rifinanziare gli ecoincentivi per le vetture con le motorizzazioni attualmente disponibili, peraltro già a basso impatto ambientale, per un periodo sufficientemente lungo, 2-3 anni, in modo da consentire a tutta la filiera, e in particolare a quella legata al diesel-benzina maggiormente coinvolta nella transizione, di generare le risorse finanziarie per sostenere almeno in parte gli ingenti investimenti. Sarà altresì fondamentale prevedere ammortizzatori sociali adeguati a gestire la transizione – è la conclusione di Carulli – soprattutto se si considera che già oggi molte aziende dell’indotto automotive stanno esaurendo la possibilità di accedere alla cassa integrazione disponibile secondo l’attuale sistema di calcolo”. 

 

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