Deposito scorie nucleari, il consigliere lucano Vizziello ribadisce il suo ‘no’

“Non consentiremo mai che il nostro territorio sia disponibile ad ospitare il deposito nazionale delle scorie radioattive perché in Basilicata sono ancora presenti quantitativi considerevoli di materiale radioattivo, essendo la Basilicata quarta tra tutte le regioni d’Italia per volumi di rifiuti radioattivi ospitati e terza nella classifica delle regioni italiane relativa all’attività delle scorie nucleari presenti”. E’ quanto afferma, in una nota, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Giovanni Vizziello, in relazione alla pubblicazione dell’inventario nazionale dei rifiuti radioattivi da parte dell’ISIN, vale a dire l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione. “In Basilicata risultano essere presenti 3215 m3 di rifiuti radioattivi, cioè il 10,40 per cento del volume di tutte le scorie presenti sul territorio nazionale – aggiunge Vizziello – con una attività pari a 261018 GBq, vale a dire l’8,86 per cento di tutta l’attività prodotta in Italia dalle scorie nucleari. Numeri – prosegue l’esponente di Fratelli d’Italia – che testimoniano quanto sia rilevante l’eredità radioattiva che ci ha lasciato l’impianto ITREC di Rotondella e quanto sia lungo e faticoso il processo di gestione e di messa in sicurezza delle scorie”.

“Leggendo la poco gloriosa classifica delle regioni italiane che ospitano questo tipo di rifiuti – precisa Vizziello – si può notare che subiscono un impatto maggiore di quello della nostra regione solo Lazio, Lombardia e Piemonte sotto il profilo dei volumi ospitati e Piemonte e Campania dal punto di vista dell’attività prodotta dal materiale radioattivo”.

“A cinquant’anni dall’attivazione presso l’impianto ITREC di Rotondella di un nuovo ciclo produttivo uranio-torio e a trent’anni dalla disattivazione in Italia delle centrali nucleari – conclude Vizziello –  le attività di decommissioning di molti siti che ospitano le scorie sono ben lungi dall’essere concluse, determinando così effetti negativi per le prospettive di sviluppo di interi territori, come quello lucano, votato alla sostenibilità ambientale delle produzioni industriali e alla bio economia”.

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