Per l’UGL i lucani sono sempre più poveri

“Quella del tentativo di portare in Basilicata le industrie con i soldi, tantissimi soldi, piovuti dopo il terremoto del 1980, è un’illusione svanita in pochi anni, ed oggi c’è giusto il tempo per accorgersi che la Regione è appesa ancora al suo destino grazie alla FIAT altrimenti se ciò non fosse veritiero, a parere dell’UGL Basilicata, sarebbe risucchiata di nuovo nel gorgo delle regioni europee più depresse ; lanciamo un grido dall’allarme, l’emigrazione, che nel secolo scorso aveva spopolato interi paesi, è ripresa alla grande tanto che la Regione ha perduto in meno di vent’ anni, dal 1991 al 2010, ben 23 mila abitanti: da 611 mila a poco più di 588 mila”.
Lo dice in una nota il segretario regionale dell’UGL metalmeccanici, Giuseppe Giordano.

“Anno dopo anno l’Istat ci consegna sempre la stessa fotografia: la povertà è in aumento e si concentra soprattutto al Sud, con una forte incidenza in Basilicata. Perché non si riesce a invertire la rotta, perché la Regione non si concentra su questo obiettivo e lo contrasta con tutti i mezzi a disposizione , nonostante risulta essere ricca di risorse quali acqua, petrolio, agricoltura, fabbriche piccole/medie e FIAT? Come è possibile conciliare questo dato in costante crescita e la fuoriuscita dalle regioni Obiettivo 1, che sostanzialmente significa che il PIL procapite è sufficiente a definire la nostra regione non più area sottosviluppata?

Sono interrogativi che l’UGL Basilicata pone ai politici lucani – afferma Giordano – il forte svantaggio dell’Italia meridionale e insulare, con percentuali di individui che vivono in famiglie povere più che doppie rispetto alla media nazionale e incidenze più contenute solo in Abruzzo (15,2%) e in Puglia (21,1%), racconta ancora una volta, che le statistiche ci definiscono poveri. Il primato negativo spetta alla Sicilia con il 33,1% di poveri tra i residenti, seguita dalla Lucania con il 29,6% e dalla Calabria 28,4%. Il dato racconta, per l’UGL, una situazione gravissima eppure nessuno sembra preoccuparsene molto. Si può sapere a cosa è dovuta questa indifferenza? D’accordo che siamo abituati a vivere al di sopra delle nostre possibilità e che abbiamo un’irrefrenabile tendenza ad indebitarci prima ancora di avere la certezza di poterci permettere lussi. Ma per quanto potremo ancora prenderci in giro ed andare avanti così? Manca il lavoro ed ai politici lucani deve interessare che nella nostra Regione del Mezzogiorno, le famiglie in povertà relativa sono il 22,7% di quelle residenti (contro il 4,9 del Nord e il 5,9 del Centro) e quelle in povertà assoluta rappresentano il 7,7% (contro il 3,6 e il 2,7 rispettivamente). L’incidenza di povertà con riferimento alle famiglie rispecchia la situazione riscontrata per gli individui, con incidenze più alte nel Mezzogiorno (il 23,8% di famiglie povere sul totale delle famiglie), dove risiedono oltre due terzi del totale delle famiglie povere. Nel Centro-Nord, dove risiede il 68% delle famiglie italiane, appena il 5,4% si trova al di sotto della linea di povertà. L’UGL  aggiunge – conclude il segretario – che nel Mezzogiorno, inoltre, alla più ampia diffusione della povertà si associa anche una maggiore gravità del fenomeno, le famiglie povere sono di più e hanno livelli di spesa mediamente molto più bassi di quelli delle famiglie povere del Centro-Nord : se oggi abbiamo una realtà industriale  SATA che soddisfa circa 10000 famiglie, certamente non può soddisfare il fabbisogno di una intera Regione ma attenti  – prosegue il leader dell’UGL, Giordano -, non possiamo permetterci di smembrarla,và tutelata e cautamente riservata con i suoi molteplici problemi senza sperare che ciò altri lo facciano.  Considerato che essere poveri è un problema che si nasconde tra le mura domestiche tra un affitto da pagare, un lavoro modesto o la cassa integrazione, la spesa al discount, tanti sacrifici per arrivare a fine mese tra bollette e rincari di acqua, luce, gas, benzina, assicurazioni auto, autostrade, servizi bancari e tasse locali, spesso non emerge. Ma c’è. Allora, anche se minimo, l’UGL  interroga se ci può almeno essere l’impegno degli enti locali a fare di tutto per alleviare il più possibile questo stato di sofferenza diffusa. La famiglia, nonostante le fatiche e le difficoltà che su di essa si abbattono, – conclude il sindacalista –  costituisce ancora oggi una risorsa importante per la società italiana ed è ancora lo strumento principe per raccogliere la sfida educativa. E ciò in un contesto sociale,quello italiano, dove si applicano politiche familiari dal respiro corto con aiuti limitati e senza una vera prospettiva sul futuro”.

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