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Vendita ex stabilimento Barilla di Matera, il sindaco Bennardi assicura la buonafede dell’operato della giunta

«L’Amministrazione comunale si è impegnata fino all’ultimo, per tentare di acquisire al patrimonio pubblico l’ex compendio industriale Barilla di via Cererie». Ad affermarlo con forza è il sindaco di Matera, Domenico Bennardi, dopo la recente vendita all’asta dell’ex lotto industriale dismesso nel rione Piccianello a una cordata di imprenditori, in seguito a diverse sedute andate deserte. Il sindaco per mesi ha tentato di coinvolgere la Regione Basilicata in un’operazione di acquisto dell’area, praticamente affacciata su di un sito storico-paesaggistico di pregio. Tentativi formalizzati con proposte progettuali, come quella contenuta nella bozza di documento strategico per la stesura della nuova Programmazione Po-Fesr 2021-2027, chiesta al Comune nell’aprile 2022. Questo a riprova del fatto che l’Amministrazione comunale aveva già le idee chiare, anche su ciò che avrebbe realizzato sull’enorme lotto, oggi passato nelle mani dei privati. Dalla Regione, però, si è registrato solo un assordante silenzio. «Il supporto della Regione sarebbe stato fondamentale -spiega Bennardi- perché l’Amministrazione comunale, anche in considerazione dell’attuale periodo storico, non avrebbe potuto trovare i fondi necessari nelle proprie pieghe di bilancio, senza penalizzare altri interventi essenziali per la città. Quindi il coinvolgimento della Regione, dalla quale non abbiamo ricevuto neppure una risposta dopo tanti pellegrinaggi a Potenza, sarebbe stato determinante per farci partecipare all’asta con la sufficiente forza economica». La perseveranza del sindaco nel tentare di acquisire l’ex Barilla, è durata fino all’ultimo giorno; tanto da proporre persino di accendere un mutuo. Una strada rivelatasi, però, molto rischiosa perché dopo l’eventuale auspicabile acquisizione, sarebbero state necessarie altre cospicue risorse per ristrutturare e gestire il sito. Si correva il rischio, insomma, di lasciare in eredità ai cittadini di Matera un pesante debito, da dover pagare almeno per i prossimi dieci anni. «Io ci ho provato in tutti i modi -rimarca il sindaco- tanto da essere trascinato in tribunale con la richiesta di un risarcimento civile da milioni di euro e una denuncia penale per presunta turbativa d’asta. Infatti, i miei tentativi di sensibilizzazione della Regione e le mie esternazioni pubbliche, sono stati interpretati come una volontà di scoraggiare il privato all’acquisto. Abbiamo dimostrato davanti al giudice l’assoluta correttezza e buona fede del nostro operato, ma questa denuncia dimostratasi del tutto infondata, conferma ulteriormente il mio impegno, finalizzato esclusivamente a dotare Matera di un importante contenitore al servizio del turismo e della cultura, oltre ad essere potenzialmente un fiore all’occhiello per lo storico rione dove è inserito». Oggi il sindaco, come previsto nel Regolamento urbanistico (Ru), attende di conoscere il Piano operativo che consentirà la rigenerazione urbana dell’intera area, perché il consiglio comunale (approvando il Ru), ha già escluso la destinazione residenziale e ammesso funzioni di particolare rilievo per la comunità, tra cui servizi collettivi. In altri termini, il privato è comunque vincolato a presentare progetti di rigenerazione urbana. Esistono vincoli stringenti, come quello di non poter costruire residenze e presentare all’Amministrazione comunale un progetto che sia esclusivamente di rivitalizzazione per quella parte della città.

 

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